Viva la Barbera!
Al primo incontro si presenta con chiarezza e cordialità. È socievole senza ostentazione, porge la mano a chiunque la voglia incontrare. La Barbera non cerca di creare clamore o scompiglio, ma, con modi tutti suoi, dona brio ad ogni contesto. Affidabile e generosa, sa affermarsi senza imporsi. Con il passare del tempo la sua personalità si stratifica: mai una sola dimensione, ma una gamma di registri che si svelano man mano.
La Barbera è considerata, a pieno titolo, tra i rossi italiani più emblematici; seppur immediata e di facile beva, è capace di attendere anni per regalare il massimo del suo splendore. Rappresenta un vino eclettico e dinamico, in grado di piacere a un pubblico sia vasto che esigente.
Simbolo dell’identità agricola del Piemonte, si è sviluppata nel Monferrato, tra le colline astigiane, dove le specifiche condizioni pedoclimatiche ne favoriscono le espressioni più felici. Profondamente legata al territorio di origine, predilige suoli calcareo-argillosi, altitudini moderate, climi temperati e significative escursioni termiche che possano favorire il mantenimento dell’acidità.
La prima documentazione storiografica della sua presenza in Piemonte risale al 1512, nel Comune di Chieri. Il suo nome potrebbe derivare da un termine dialettale che indica “rusticità e vigoria”, tratti che ben descrivono la natura di questo vitigno.
Tra Settecento e Ottocento, la barbera diventa la varietà più coltivata del Piemonte, grazie alla sua produttività. Oggi è menzionata nel disciplinare di 89 Denominazioni italiane.
Piuttosto sensibile a botrite e oidio, mostra, di contro, buona resistenza alla siccità, dote sempre più rilevante in ottica di cambiamento climatico.
È stabile e costante, anche in annate difficili, grazie alla sua maturazione tardiva e regolare.

Il vino che ha forgiato il riscatto
È uno dei momenti più bui della storia del vino italiano a sancire la trasformazione della Barbera da vino contadino a protagonista della rinascita enologica piemontese.
Nel 1986 il settore vitivinicolo italiano è sconvolto dallo scandalo del metanolo, frode alimentare che provoca drammatiche conseguenze sanitarie e un danno reputazionale inestimabile. L’alcol metilico viene aggiunto al vino da tavola, specialmente Barbera, per aumentarne il grado alcolico. L’ingestione di tale prodotto adulterato causa effetti devastanti sulla popolazione.
Mentre la fiducia nel vino italiano crolla, sia in casa che all’estero, sul quotidiano torinese La Stampa appare – anonimo e a tutta pagina – un grido di rabbia e di orgoglio in difesa di quest’uva e di tutti i vignaioli onesti d’Italia: “Viva la Barbera!”.
L’artefice di tale manifesto è Giacomo Bologna che, proprio in quel periodo, sta scommettendo tutto su una nuova visione di Barbera strutturata ed evolutiva, sull’onda del grande successo della sua versione giovane e vivace: La Monella.
Proprio nel 1985 debutta il Bricco dell’Uccellone, audace interpretazione di Barbera da singola vigna, lavorata in barrique, di corpo voluttuoso e notevole prospettiva evolutiva.
A partire da quel primo esperimento, il Piemonte comprende quanto l’uso mirato del legno esalti longevità e complessità di quest’uva.
L’evoluzione enologica si focalizza, da quel momento in poi, sul raffinato equilibrio tra acidità e volume.

Racconto di forma e sapore
La barbera è un vitigno identitario presente in tutte le province piemontesi e protagonista di denominazioni di prestigio; è l’uva rossa più coltivata in Piemonte, ma la si trova anche in Lombardia, Emilia, Campania, Puglia e perfino Argentina e California.
Possiamo definirla “democratica”, perché capace di esprimersi con dignità e carattere sia nei vini giovani e beverini che nelle versioni di alta gamma, strutturate e longeve.
Tra le colline monferrine e astigiane trova la sua espressione più iconica: agile, fresca, fruttata. Nel territorio delle Langhe, invece, tende ad esprimersi più strutturata e potente.
Vigorosa e produttiva, presenta acini medio-piccoli, con buccia scura e spessa, ricca di antociani, ma povera di tannini.
Ha un elevato contenuto zuccherino ed un’acidità totale molto alta (soprattutto tartarico); questi tratti costituiscono la base della sua identità enologica: volume alcolico in equilibrio con la vibrante freschezza.
Come già detto è una varietà rigogliosa, da contenere attraverso potature e diradamenti mirati. L’uso del legno e la fermentazione malolattica sono strumenti per levigarne l’acidità e armonizzare la struttura complessiva del vino.
In cantina sono due le interpretazioni: vinificazione in solo acciaio, per vini schietti ed immediati, uso del legno per referenze complesse e longeve.
Il profumo della Barbera è vinoso in gioventù, in un intreccio aromatico dai tratti rossi, neri e viola, tra ciliegia, prugna, frutti di bosco, radice di liquirizia e fiori profumati. In bocca privilegia l’acidità e, insieme ai suoi tannini morbidi, conferisce al sorso slancio e verticalità.

Sinfonia di forme
“Eclettico” è chi si muove con disinvoltura tra stili diversi.
La Barbera, con la sua personalità polimorfa, riassume in sé molteplici volti, senza perdere mai i propri tratti distintivi. Eclettica, dunque, ma anche sincretica.
Per apprezzarne appieno queste doti, segue un “itinerario” di assaggi dove l’eterogeneità del sorso e delle annate diventa prezioso strumento di lettura del terroir.
Facciamo un viaggio nella verticalità del Monferrato, la tessitura delle Langhe, passando per la struttura dell’Oltrepò Pavese e l’appeal di zone meno note, che sarebbe sbagliato sottovalutare.
1) Partiamo dalla dolce collina torinese che separa il Capoluogo piemontese dal Monferrato.
Qui, immersi nel verde, troviamo antichi borghi e manieri nobiliari. La viticoltura, in questo areale, prolifera sotto la guida dei Savoia, ma scompare con l’avvento dell’industrializzazione e della fillossera. Pochi produttori hanno resistito nel tempo, tra questi la storica famiglia Rossotto, di cui assaggiamo Nonno Nando 2024 Collina Torinese DOC Barbera.
Il vino ha un carattere irruente e vinoso, dalla beva agile e vibrante. Il sorso imprime, oltre la croccantezza del frutto, il tratto inconfondibile della violetta.
2) Pochi chilometri a Sud di Asti, Monica Monticone produce l’archetipo di barbera allevata su sabbie astiane del Monferrato: Cascina Rey Stuma Dausin 2023 Barbera d’Asti DOCG ha un temperamento deciso e una trama vellutata, dove acidità ed alcol si intrecciano in un sorso sapido ed intrigante, pervaso dai profumi floreali.
3) Facciamo un salto oltre i confini piemontesi, nelle colline della provincia di Pavia che si estendono al di là del fiume Po. In questo territorio Alessio Brandolini produce “Il Beneficio” 2023 Provincia di Pavia Rosso IGT,espressionematerica e tattile di Barbera, dal frutto setoso e la lunga persistenza che rimanda alla radice e alla tostatura, grazie all’uso sartoriale di barrique di secondo e terzo passaggio.
4) Più “nebbiolista” la Barbera d’Alba Superiore DOC 2022 di Borgogno Fratelli Serio e Battista, allevata a Diano, sui suoli limosi e sabbiosi tipici della zona. Una pennellata di legno per un sorso complesso, dove il frutto evolve verso la confettura e si lega ad una trama tannica più pronunciata, definendo una bevuta completa e pulita.
5) Visitiamo ora le terre bianche delle Colline Casalesi, dove ad incidere sul carattere del vino è la marna calcarea. De Alessi Mepari 2022 Barbera del Monferrato Superiore DOCGrivela profumi di cacao, grafite e spezie dolci e propone al palato il connubio tra corpo setoso e acidità sferzante.
6) Costigliole d’Asti, terra di confine tra Langa e Monferrato, è luogo culto per quest’uva. In queste terre, dal 1914, la Famiglia Gozzelino si dedica all’esaltazione della Barbera. Sergio 2020 Barbera d’Asti Superiore DOCG è un perfetto esempio di come questo vino sappia evolvere con eleganza, tra cenni balsamici ed erbe aromatiche, con un corpo avvolgente ed un’acidità ancora scalpitante, perfettamente integrata nel lungo sorso fruttato.
7) Non poteva mancare l’estremo Sud piemontese, al confine con la Liguria. La collina di Monleale, più aperta, calda e ventilata, risente degli influssi del mare e diventa riferimento per l’eccellenza della barbera locale. Quadro 2022 di Vigneti Repetto Colli Tortonesi DOC si esprime con un sorso pieno e morbido, dove sapidità e speziatura incorniciano l’imponente corpo, in un disegno di pregiata armonia ed un rimando distintivo di note marine.
