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Vino
06/03/2026
Di Fabrizio Tosi

Con la terza edizione del Salone del Vermouth Torino celebra i 240 anni dell’eccellenza aromatizzata

Tra le mura del Museo Nazionale del Risorgimento, oltre 30 produttori hanno presentato le loro eccellenze ottenendo un ottimo riscontro, con più di 10.000 visitatori.

Una piccola capitale europea dal glorioso passato, che mira alla sua autoctonia per guardare dritta al futuro: Torino. Un palazzo, noto per essere la sede dell’unico Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, al cui interno è presente l’aula della Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino, divenuto il 17 marzo 1861 Parlamento del Regno d’Italia: palazzo Carignano. Un vino aromatizzato, che, nel 1786, in piazza Castello, ha avuto origine: il Vermouth. Tre nomi, simbolo di una città che non smette mai di stupire, che proprio nei giorni scorsi hanno trovato in quella che avrebbe dovuto essere la nuova aula del Parlamento Italiano, tra i quadri che raccontano le battaglie delle Guerre d’Indipendenza, il loro incontro con la terza edizione de “Il Salone del Vermouth”, che proprio quest’anno compie 240 (duecentoquaranta) anni d’età.
Tre edizioni, la prima risale al 2024, in cui i produttori di Vermouth provenienti da tutta Italia si ritrovano tra le mura di uno dei luoghi simboli del nostro Risorgimento, con l’obiettivo di far conoscere ai visitatori – tra cui anche molti appassionati sommelier AIS – i diversi volti del vino aromatizzato, che in quasi due secoli e mezzo di storia è riuscito a fare breccia nei cuori di tutti gli appassionati del buon bere. Appassionati che sono diventati anche produttori cambiando alcune variabili – soprattutto in Italia – per creare il loro Vermouth. Oltre trenta produttori, infatti, hanno preso parte a questa terza edizione del salone: produttori provenienti da tutta la penisola, con un particolare focus tra il Piemonte, la Lombardia e la Toscana. Tutti loro si sono presentati al Museo del Risorgimento con un unico obiettivo: far conoscere mediante il gusto la qualità, la bellezza e l’autoctonia del vino aromatizzato, in cui l’assenzio è l’assoluto protagonista.

Un obiettivo ben raggiunto, date le oltre 10.000 presenze complessive nei tre giorni in cui Palazzo Carignano si è trasformato in un polo di cultura, informazione e formazione, tra degustazioni, masterclass e incontri che hanno permesso a imprenditori del settore di ampliare la loro offerta puntando su due caratteristiche chiave, che in degustazione non potranno mai mancare: tipicità e qualità. Particolarità che hanno trovato la loro consacrazione proprio quest’anno, a quasi due secoli e mezzo di storia, frutto del duro lavoro che ha dato origine a questo evento, ideato e curato da Laura Carello, ideatrice e direttrice del Salone del Vermouth: “La terza edizione segna un cambio di passo decisivo. Superare le 10.000 presenze e registrare un’affluenza tale da aprire al pubblico anche la giornata B2B significa aver costruito, in questi tre anni, un format solido, attrattivo e credibile. Il Vermouth si conferma protagonista di un rinnovato interesse culturale e commerciale, capace di unire tradizione, territorio e visione internazionale. Il nostro impegno è continuare a crescere consolidando Torino e il Piemonte come capitali mondiali del Vermouth. Il pubblico non è solo curioso, ma è profondamente interessato: questi numeri sono la prova concreta di come investire sulla cultura e sulla conoscenza di questo prodotto rappresenti un asset strategico per il turismo e per il brand Torino, in Italia e nel mondo”.
Una soddisfazione che passa anche attraverso il giro dei produttori presenti, che raccontando la loro storia e la loro idea sono riusciti a guadagnare conferme e a farsi conoscere per la prima volta. Dalle realtà storiche, che fanno anche parte ora dell’industria commerciale, a quelle più piccole che puntano sulla qualità delle loro materie prime e sull’artigianalità del lavoro dell’uomo, una nuova pagina di storia del Vermouth è stata scritta tra i quadri del Risorgimento e proprio a ridosso del quadro della battaglia di Solferino, uno storico produttore, ora protagonista indiscusso del marchio Carpano, ha voluto esprimere le sue emozioni, ricordando l’importanza di Torino per l’origine e la fama di Milano, città capace di portare fuori dai confini la qualità del “Made in Italy”.

Carpano, il primo Vermouth della storia italiana

“Sono emozionato – dice Fabio Bottini, account manager di Fratelli Branca Distillerie, ora proprietari del marchio CARPANO – di essere qui a rappresentare il primo Vermouth della storia italiana. Una storia iniziata proprio in piazza Castello, durante il Regno di Sardegna, grazie ad Antonio Benedetto Carpano di cui stiamo portando avanti il suo nome in Italia e nel mondo. Duecentoquaranta anni fa il Vermouth nasceva come un aperitivo per i nobili e durante le visite di politici e sovrani stranieri veniva offerto a corte. Già in quel periodo le diverse nobiltà iniziarono a rimanere attratte da questo prodotto 100% torinese, che in questi anni ha superato molte sfide conquistando i palati mondiali”.
Una storia che non smetterà mai di essere ascoltata e che ancora oggi possiamo sentire all’interno delle caffetterie storiche torinesi, come Fiorio, Baratti e Milano, Mulassano, in cui la fatidica ora del Vermouth continua ad accompagnare la vita della città in cui ha visto la luce.
Ma quali sono i Vermouth che più hanno stupito il palato dei degustatori in questi giorni? “Lo storico Punt & Mes, ove la dolcezza del Vermouth incontra l’amaro della china e la speziatura dei chiodi di garofano, e l’Antica Formula, in cui le note di vaniglia e zafferano sono molto accentuate, sia a livello olfattivo che gusto olfattivo”.

Somaro, una giovane realtà di Casale Monferrato

Dal 1786, anno in cui Carpano ha realizzato il primo Vermouth della storia italiana, arriviamo ai nostri giorni. In questi 240 anni, il Vermouth ha percorso tantissima strada, subito dei disciplinari e appassionato vecchie e nuove generazioni.  Nel 1991 e nel 2017 ha ricevuto due importanti riconoscimenti come la IG (Indicazione Geografica) e il riconoscimento PAT (Prodotto Agricolo Tradizionale) della regione Piemonte. Tra queste nuove generazioni spicca il nome di una piccola realtà del Monferrato gestita da Matteo Soragna, un giovane imprenditore, classe 1988, che, puntando sull’autoctonia del vitigno Cortese – da cui ha origine il Gavi – la fava di cacao e il connubio vincente cannella più arancia, ha stupito il pubblico, con il suo Vermouth SOMARO.
“È la prima volta che prendo parte a questo salone – afferma un entusiasta Soragna – e presentare a Torino il mio Vermouth, la cui produzione si attesta intorno alle duemila bottiglie, è un onore, oltre che una soddisfazione. Il mio obiettivo è quello di far conoscere la qualità del mio prodotto, realizzato con tanta passione e professionalità, due caratteristiche importanti per raggiungere un risultato. Un risultato che spero diventi ancora più positivo con questo evento, al quale sono felicissimo di averne preso parte”.
Assaggiare il suo Somaro è un tuffo nel gusto; un gusto difficile da replicare soprattutto per il connubio arancia/cannella. Un connubio potente, equilibrato che spicca rispetto ai sentori di cacao, che lasciano sul palato quel ricordo di cioccolato che porta il degustatore a provarlo non solo come aperitivo, ma anche come digestivo.
Obiettivi futuri di questa piccola e giovane realtà? Ampliarsi in regione e farsi conoscere anche fuori, ma senza cadere nell’aumento della produzione. Matteo Soragna è l’esempio di come la qualità possa vincere sulla quantità e questa caratteristica lo aiuterà a farsi strada in un mondo competitivo e a prevalere sui grandi numeri, scegliendo i giusti clienti disposti a investire su un prodotto vincente sia nel breve che nel lungo termine.

Fermerthinks, un tocco di toscanità

Torino è stata la prima capitale e la culla del Risorgimento. Prima di raggiungere l’unità nazionale, nel marzo 1860, arrivarono i primi deputati dalla Toscana.  Come tutti i politici, che arrivavano a Torino, trovarono in Caffè Fiorio, storica caffetteria situata sotto i portici di via Po, il loro punto di riferimento.
Su suggerimento dei politici piemontesi provarono il Vermouth e rimasero affascinati da questo vino aromatizzato, dove l’assenzio esprimeva tutto il suo “io”, insieme alle numerose erbe presenti. Tra il Vermouth e la Toscana è stato “amore a primo gusto”, che nel 1865 con lo spostamento della capitale a Firenze ha trovato il suo exploit.
La conferma di questo amore è arrivata a Palazzo Carignano dopo 160 (centosessanta) anni, grazie alla distilleria FERMERTHINKS rappresentata dal giovane bartender e giornalista Julian Biondi, con il Vermouth 1865, che trova la sua origine nel comune di Bagno a Ripoli, sottozona del Chianti Colli Fiorentini. Un’area dove il Sangiovese e il Trebbiano trovano il loro habitat ideale non solo per il celeberrimo vino.

“Essere a Torino in questa terza edizione del Salone del Vermouth, nell’anno in cui compie i suoi 240 anni di età è un onore, oltre ad essere una grande soddisfazione. Nella nostra piccola realtà, i cui soci siamo io, Stefano Cicalese e Matteo Di Ienno, distilliamo dal 2021 e produciamo Vermouth dal 2024. Arrivare qui è un’importante vetrina, soprattutto per promuovere un prodotto cardine del “Made in Italy” proveniente dalla seconda capitale d’Italia. Il nostro Vermouth chiamato 1865, in ricordo della proclamazione di Firenze capitale del Regno d’Italia e composto da due vini simbolo della viticoltura toscana: il Trebbiano e il Sangiovese. I due vini sono combinati con un’infusione di spezie tra cui scorza d’arancia, assenzio, cannella, chiodi di garofano, pepe, refuso di macis e vaniglia. Il vero punto di forza, però, è il finale in cui viene aggiunto un tocco di vino dolce. Il liquido viene poi lasciato riposare per almeno un mese in un caratello da Vin Santo. Un risultato che possiamo riassumere in una sola parola: toscanità! Una toscanità che abbiamo voluto testare sui torinesi, soprattutto chiedendo loro cosa ne pensano di un prodotto nato a Torino, realizzato a Firenze con prodotti tipici del nostro territorio e che porti il nome dell’anno in cui Torino perse il ruolo di capitale d’Italia”.
In questi 240 anni di storia, il Vermouth ha affrontato molte sfide, collezionando risultati sia negativi che positivi. Risultati che dal 2017 hanno visto una linea orientata verso l’alto, non solo nello stivale, ma in tutto il mondo, soprattutto negli USA. Questo grande successo, che la città di Torino continuerà a replicare nei prossimi anni, aiuterà la storica bevanda a raggiungere picchi ancora più alti, soprattutto per i produttori torinesi, che dallo scorso anno possono avvalersi del riconoscimento e della tutela del Consorzio del Vermouth di Torino IGP; un consorzio che potrà aiutare coloro che amano realizzare questa grande eccellenza, seguendo ogni singolo passo del disciplinare con l’obiettivo di portare un prodotto “MADE IN TORINO” nel mondo.

Fabrizio Tosi
Fabrizio Tosi

Sommelier AIS dal 2015. Curioso per natura, ha sfruttato questa sua caratteristica per laurearsi, diventare giornalista e successivamente sommelier. Il suo interesse per le culture e gli usi locali lo hanno portato in AIS con l’obiettivo di specializzarsi nella comunicazione enogastronomica italiana. Ciò l’ha condotto a vivere – anche per il suo lavoro – in due importanti realtà enogastronomiche del nostro paese: l’Emilia-Romagna – regione di cui è in parte originario – e il Piemonte, dove tuttora risiede. Amante dei Lambruschi e dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, parte spesso dalla “sua” Torino per visitare queste realtà. Da quando è in Piemonte si è appassionato allo studio e alla degustazione dei vitigni minori come la freisa, il ruchè, l’albarossa, il grignolino, visitando piccole perle della regione. Ama abbinare il Parmigiano Reggiano Dop a elevata stagionatura alle grandi etichette piemontesi/toscane, cercando di coinvolgere i curiosi tra un articolo, una spiegazione e chissà, in futuro, una lezione.

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