Torino, città e culla del vino, con la quarta edizione del Salone
Grande successo dell’oramai storica manifestazione, con oltre 19.000 ingressi e la presenza di oltre 500 cantine del territorio.

Torino culla del vino. Una culla che per il quarto anno consecutivo blinda il suo successo, con oltre 19.000 visitatori alla quarta edizione del “Salone del Vino”, tradizionale evento torinese che da quattro anni vede coinvolti produttori vitivinicoli della regione Piemonte, con un solo obiettivo: far conoscere al pubblico proveniente da tutta la penisola le prelibatezze del territorio subalpino. Una sorta di Vinitaly locale, dove piccoli produttori – meno noti rispetto ai grandi – presentano le eccellenze del proprio territorio tra le sale delle storiche Officine Grandi Riparazioni di corso Castelfidardo, con un solo obiettivo: far conoscere al curioso le diverse facce della viticoltura della regione; una viticoltura che attraversa tutte e otto le province partendo dalla Val di Susa fino ad arrivare al basso Monferrato, passando per le celeberrime Langhe, toccando tutte le 19 DOCG e le 41 DOP.

Divulgare, degustare e scoprire
Più di 500 sono state le cantine coinvolte, tutte legate a un unico filo conduttore di questa quarta edizione che possiamo riassumere in tre semplici parole: “Degustare è scoprire”. Una grande scoperta resa ancora più interessante grazie alla competenza dei veterani sommelier AIS Luca Chiadò e Davide Rigamonti, allievi del Presidente Regionale Mauro Carosso.
“La presenza di AIS è stata più elevata rispetto allo scorso anno – afferma il sommelier Chiadò – e questo è un onore per la nostra associazione. Abbiamo dato molto spazio alla provincia di Torino, la cui enoteca collabora attivamente con noi. Anche quest’anno abbiamo lavorato molto sulle aree torinesi, a partire dall’Erbaluce di Caluso DOCG, dal Pinerolese DOC, dalla Freisa di Chieri DOC, alla Collina Torinese DOC, alla Canavese DOC, la Valsusa DOC fino ad arrivare all’eroica DOC Carema. Realtà meno note delle Langhe, ma che meritano comunque di essere conosciute, in quanto facenti parte del nostro territorio. Tante di queste realtà hanno preso parte per la prima volta a questo evento. Anche nelle masterclass abbiamo avuto un importante ruolo e il nostro Presidente, Mauro Carosso, si è detto soddisfatto. Per noi di AIS questa è una grande soddisfazione, perché il Piemonte è una regione che merita di essere conosciuta non solo per le Langhe, ma anche per altri vitigni autoctoni e altre denominazioni DOC, come l’Erbaluce del Canavese, l’Avana Becuet e Baratuciat in Valsusa e, infine, il Bianver del Pinerolese. Di queste meno note DOC abbiamo avuto un ottimo riscontro da tanti curiosi degustatori che siano sommelier o semplicemente appassionati”.

A sostegno dei viticoltori minori
Degustatori definiti “Wine Lover”, la cui curiosità aumenta e aumenterà l’interesse di aree meno famose e che potrà aiutare il mercato dei viticoltori meno noti a raggiungere aree differenti da quelle di origine, grazie alla passione di questi giovani curiosi e dalla competenza dei sommelier AIS, che cercano di rappresentare sempre al meglio ogni area del loro territorio di appartenenza. Una curiosità soddisfatta anche nell’immediato dato l’elevato numero di bottiglie acquistate, oltre alla partecipazione ai grandi talk con produttori, esperti e ospiti speciali che hanno permesso agli interessati di prendere parte oltre che alle masterclass a dei talk con produttori e operatori del settore, ascoltando racconti ed esperienze diverse per esplorare i nuovi trend del mondo del vino e la loro interconnessione con la gastronomia, la cucina e la musica.
Grazie alla piattaforma DISSAPORE, il programma ha coinvolto narratori e creator digitali, che da tutta Italia hanno raggiunto Torino proponendo masterclass e degustazioni per scoprire vini di nicchia e tante nuove sperimentazioni con il cibo, uscendo così dal tradizionale abbinamento territoriale.

Un progetto in continua evoluzione
Un weekend di soddisfazione, quindi, che il direttore Patrizio Anisio esprime con il massimo dell’entusiasmo: “Più felici di così non potremmo essere. Il Salone del Vino non cresce solo nei numeri, ma soprattutto come comunità: tante cantine tornano ogni anno, scelgono di lavorare con noi e di costruire insieme nuovi percorsi. Le iniziative e i momenti di approfondimento nascono dal basso, grazie a un grande lavoro collettivo. Ed è proprio questa partecipazione condivisa a rendere il Salone un progetto vivo, credibile e in continua evoluzione”. Un’evoluzione che, oltre ad aver ospitato cantinieri veterani, ha visto anche l’ingresso di nuovi produttori e che il prossimo anno sarà sicuramente pronta ad accogliere nuovi curiosi e nuovi imprenditori, il cui obiettivo sarà sempre quello di far scoprire al pubblico le prelibatezze di questa fantastica terra; una terra che non smette mai di stupire e che negli ultimi anni si sta riprendendo una fama di cui una parola ne è il simbolo: autoctonia.
