Roberto Giacobbo, da volto tv a produttore per “un’occasione colta”. Torreclava è la sua prima etichetta made in Puglia
In Puglia per amore di sua figlia, un’avventura nel mondo del vino, l’ipersensibilità al gusto e la ricerca della perfezione. Come Roberto Giacobbo ha iniziato la sua nuova avventura con la famiglia “Terre di Maria”
“Nella vita ci sono momenti fortunati, altri chiamano le occasioni”. Così Roberto Giacobbo racconta di come è diventato produttore di vino. Da volto tv e divulgatore scientifico di programmi popolari come Voyager e Freedom – Oltre il confine, quando parla c’è sempre qualcosa da imparare. Ma dalle antiche piramidi ad altri misteri misteriosi, Giacobbo si è trovato a sbrogliare anche enigmi legati al mondo del vino, per di più pugliese.

Ma come ci è finito in Puglia è presto detto, per amore di sua figlia Giovanna. Lei, legata a Cataldo Faretra di Terre di Maria, è stata la molla per scoprire il nord della regione carico di storia vitivinicola. Che l’azienda avesse già il suo background produttivo non c’è dubbio. Infatti, si produceva già uva, però da vendere a terzi. La voglia di creare qualcosa che portasse una firma e che raccontasse di questa terra c’era tutta. Così la famiglia Faretra e la lungimiranza di Giacobbo ha dato a Terre di Maria un importante futuro nel mondo del vino.

Il posizionamento perfetto per fare qualità
“Siamo su una terra generosa – afferma Roberto – I terreni sono stati bonificati il secolo scorso e proprio dove ci sono i vigneti anticamente si trovava un fiume preistorico. Un prezioso alleato per la produzione di limo che andava a fertilizzare il terreno e che, col passare del tempo, ha lasciato delle tracce visibili. Qui nasce il Torreclava, su terreni argillosi e dal fondo sabbioso. Non c’è la classica terra rossa di questi luoghi, bensì caratteristiche geologiche più simili alle colline del Barolo, però con le condizioni climatiche proprie della Puglia dove la vicinanza con il mare fa la differenza. L’irrigazione è lenta e costante, basti pensare che sottotraccia ci sono ben tre sorgenti di acqua, quindi, le viti vengono nutrite lentamente e costantemente”. Condizioni ideali che hanno permesso, dopo le attente valutazioni tecniche da parte della famiglia Faretra, di puntare su prodotti firmati e che potessero parlare la lingua della qualità.

“La produzione di uva è abbondante e ci ha permesso di vinificare e metterci il nome in etichetta. I sentori che esprimono questi vini sono ricchi, quindi si percepisce la mineralità e sentori franchi che hanno permesso di affermarci sul mercato. Ad aiutarci in questa impresa c’è l’enologo pugliese Tommaso Pinto”. 20 ettari con vigne che vanno dai 10 ai 30 anni, nel massimo della vigoria. Questi sono i protagonisti delle etichette aziendali che ragionano sulla lingua dell’autoctono. Quindi si troverà primitivo, nero di troia, susumaniello e varietà bianche. Solo 1000 bottiglie per la prima vendemmia, poi il salto nella seconda con ben 30.000 bottiglie.
“Non sono solo un investitore di capitale, ma voglio seguire i progetti in cui credo – continua Roberto – Ci siamo impegnati affinché ogni dettaglio rispecchiasse la nostra idea di perfezione”. Potature lunghe, pulizia meccanica, zero utilizzo di concimi chimici in vigna e il sovescio che aiuta. Infatti, tutto ciò che cresce viene poi tritato per concimare la vigna, senza ricorrere a componenti organici di natura animale o chimica. E poi arriva il momento più critico dell’anno: la vendemmia. “Sebbene sia necessario ricorrere alla raccolta meccanizzata abbiamo scelto di investire su una tecnologia di precisione affinché la qualità delle uve non ne risentisse. Usiamo macchine con sensori e telecamere che vanno a staccare solo i chicchi dal graspo. Consideriamo un raccolto in 3-4 giorni da realizzare in notturna. Si parte dalle 4 del mattino e si termina nell’arco di 5 ore al massimo, evitando fermentazioni dell’uva. Alle 11 abbiamo già il mosto profumato”. A questo punto per i vini di Terre di Maria, e anche per il Torreclava, segue una fermentazione controllata con una temperatura variabile da 16 a 20 gradi. “Tendiamo a rallentare la fermentazione per far sì che tutti i sentori vengano preservati. Poi si passa a un affinamento breve in legno – solo 4 mesi in rovere – e bottiglia per due anni. Volevamo dare un’impronta di sostenibilità importante, quindi eccoci con una bottiglia dal vetro scuro non pesante, perfetta per entrare nel mercato statunitense che richiede un peso ridotto. La sorpresa è il tappo di sughero che appena tirato fuori dalla bottiglia riprende le forme di una vera torre. Una sorpresa nella sorpresa”.

Da divulgatore scientifico a “produttore” di vino
Roberto Giacobbo, contrariamente a quello che si può pensare, nel vino ci è cresciuto. Un po’ per famiglia e un po’ per passione, gli assaggi non sono mai mancati. “Sono per metà veneto e mio papà aveva un’insita cultura del vino. Quando è venuto a Roma per sposare mia mamma ha comprato subito una vigna fuori città. Producevamo vini per l’autoconsumo, realizzarlo era una festa. Oggi restano pochi filari che stiamo preservando con Cataldo e le teniamo come un monumento, simbolo di ciò che è stato sin dagli anni Settanta”.
Nella carriera di Roberto giramondo il vino ha avuto un ruolo importante. “Scoprire i gusti in tavola di ogni paese era fondamentale, così come il vino. Ho assaggiato vino dal Nord al Sud America, così come quello egiziano, europeo, greco, australiano. Immaginare come le viti della Patagonia potessero essere produttive tra vento gelido e ghiacciai è incredibile, così come in Francia, a Châteauneuf du Pape, non ci si spiega come le vigne producano in mezzo ai sassi”.
Poi c’è da dire che la genetica ha regalato a Roberto Giacobbo un’ipersensibilità al gusto, un’opportunità in una carriera da degustatore amatoriale. “La mia percezione dei sapori è amplificata tanto da portarmi ad allungare la Coca Cola e la Fanta poiché troppo saporite per me, così come mangiavo il gelato caldo e la minestra fredda. Questa caratteristica mi ha permesso di limare anche il minimo difetto del Torreclava. In fase di assaggio abbiamo agito affinché il prodotto risultasse scevro da ogni possibile difetto”. Un lavoro di fino per Terre di Maria che è valso un grande successo sul mercato. “Chi l’ha detto che bisogna soffrire per bere e mangiare”? Parola di Roberto Giacobbo.

La conoscenza come chiave per vini di successo
La Puglia è un territorio fortunato, afferma Giacobbo, non solo dal punto di vista geologico, ma anche per la qualità. Serve però, conoscenza per declinare ancor di più i prodotti verso l’alta qualità. “La potenza c’è, va sviluppata attraverso l’informazione e il sapere, è il primo step per far bene. Abbiamo scelto cosa fare con quello che avevamo, stiamo cercando di non sfruttare la natura ma di accompagnarla in un processo di valorizzazione”.
Tutto questo impegno si traduce nel vino che deve essere un vero e proprio oggetto del piacere, godibile e che non sia un prodotto da “mal di testa”. Questo è il faro di speranza secondo Roberto Giacobbo che col Torreclava oggi tocca ben 4000 bottiglie. Uno spin-off da produttore di vino e interessato all’enogastronomia non è certo casuale, e nel suo futuro il vino sarà sempre più presente. “A Vinitaly presenteremo l’evoluzione del Torreclava, un blend definibile Gold perché raccoglie una selezione di primitivo, susumaniello e nero di Troia. Una summa di tutto ciò che quel terreno unico rappresenta espresso in sole 499 magnum”.
