Anteprima a Montefalco
Dal 27 al 29 aprile 2026 abbiamo partecipato alla manifestazione “Amontefalco” organizzata dall’importante Consorzio Umbro di tutela Vini Montefalco, giunto al 45° anno di attività. Nato nel 1981 il Consorzio riunisce i vari produttori, viticoltori e imbottigliatori direzionandoli in una visione comune: far sì che l’areale di Montefalco conquisti il rispetto internazionale che merita, valorizzando la tradizione enologica del territorio, senza abbandonare un notevole brio di sperimentazione. Con 118 soci e 65 cantine consorziate, il Consorzio dimostra grande dinamismo, garantendo autenticità, rispetto dei disciplinari e tracciabilità.
Nel corso della manifestazione si sono svolti numerosi eventi di promozione dei vini e del territorio andando a interessare centinaia di operatori di settore volti a scoprire sopra a tutto, l’anteprima della nuova annata del Sagrantino di Montefalco DOCG.

4 Stelle nel 2022, Un’ottima annata
La 2022 si conferma per Montefalco un’annata splendida, valutata in 92/100 e quindi in 4 stelle, simbolo di livello Ottimo.
Nello specifico, la stagione si è caratterizzata da un inverno povero di precipitazioni, giunte infine copiose tra fine marzo e inizio aprile, le quali, assieme a un drastico calo delle temperature, hanno flesso un poco la linearità del germogliamento, senza incidere fortunatamente in fenomeni di gelata. Da maggio in avanti si ha avuto un totale cambio di rotta, con un’estate giunta repentinamente e siccitosa nella prima fase. Nel cuore della stagione produttiva, tuttavia, benché non scevri da giornate torride, la media settimanale è rimasta fortunatamente in linea con i valori ottimali, abbinati a buone precipitazioni. La maturazione, quindi, ha osservato un leggero anticipo nelle varietà maggiormente precoci, ma nelle tipologie tardive (come il Sagratino o il Trebbiano Spoletino) si è avuto un finale di stagione lineare e nei tempi standard.

Trebbiano spoletino all’arrembaggio
In un mondo di business sempre più alla ricerca di autenticità e storie di successo basate sulla riscoperta delle proprie radici, il caso del trebbiano spoletino emerge come una metafora potente. Un vitigno quasi dimenticato, sopravvissuto per secoli ai margini dei campi, sta vivendo una seconda giovinezza, trasformandosi da memoria storica a motore di innovazione e riferimento qualitativo per l’intera Umbria. Un’uva che porta con sé un bagaglio storico affascinante, un legame profondo con il suo territorio. Ancora oggi, viaggiando da Montefalco verso Spoleto, è possibile imbattersi in queste vecchie piante, talvolta abbandonate, talvolta preservate in mezzo ai terreni. Spesso centenarie e a piede franco, rappresentano una memoria storica affascinante per l’Umbria. Uno dei punti di forza del trebbiano spoletino è senza dubbio la sua natura vigorosa e resistente. Dimostra una tenacia eccezionale contro quasi tutte le principali malattie della vite, un vantaggio non da poco, specialmente nelle annate più complesse dal punto di vista climatico. Questa sua forza gli permette di regalare sempre un inconfondibile marcatore olfattivo e di imprimere all’acino un grande nerbo acido e sapido. Sono proprio queste rare abilità che hanno permesso la sua riscoperta in pochi anni. A grandi passi, sta diventando un vero e proprio riferimento regionale per l’Umbria, un simbolo di qualità riconosciuto.

Già da tempo è stata individuata la sua grande plasticità produttiva, e difatti sempre più produttori decidono di adottare questa tipologia dandone una personale lettura. Negli ultimi 5 anni la sua crescita in termini di bottiglie prodotte è sempre maggiore, attestandosi come Spoleto DOC, a oltre 416 mila bottiglie prodotte nel 2025 (contro le 250 mila del 2021). Con una cifra stilistica chiara e distintiva è pienamente candidato ad Ambasciatore in bianco per il territorio, affiancando il già noto e importante Grechetto. Se da un lato riconosciamo grande struttura, un’anima citrica e acida, una verve sapida e connaturata da cenni agrumati e tropicali, fresca e balsamica (dalla salvia all’asparago selvatico), dall’altro sono estremamente risconoscibili quanto tipici anche sentori olfattivi pungenti a ricordare il nobile tartufo, o tracce fumé in lungo affinamento. I vini presentati nella manifestazione quest’anno hanno senza dubbio confermato una mirabile volontà dei produttori di dare sempre maggior peso al vitigno, declinandolo molto spesso in purezza, in modo da poter apprezzare al meglio quelle che sono le sue doti anche più autentiche e veraci. Pochi sono stati i vini presentati in blend assieme a grandi vitigni internazionali, e benché se ne comprenda il significato da un punto di vista commerciale, da un punto di vista territoriale e identitario non risultano avere valenza. La sperimentazione è in pieno fermento grazie alle bollicine metodo classico sempre più presenti (che speriamo di trovare anche in tante altre cantine in futuro), così come i vini da lunga attesa e con un parziale orientamento ossidativo. È forse in queste vesti che il Trebbiano Spoletino mette in luce tutta la sua potenzialità e autorevolezza, colpendoci profondamente.

Montefalco Rosso DOC e Riserva DOC
Il Montefalco Rosso DOC presentato nella manifestazione è meravigliosamente in grande spolvero dal punto di vista qualitativo. Base Sangiovese, ma con una sempre maggiore dominanza del Sagrantino (e diversi altri vitigni ammessi), è sempre stato un grande vino rosso italiano, tuttavia la crescita dimostrata in questi anni da parte anche di piccoli e nuovi produttori, o anche di realtà storiche ma in passato meno interessanti, danno una scossa al movimento e tracciano una rotta piacevolissima. A fronte di numeri totali produttivi in calo (2024 Vs. 2025), ma in piena linea con le tendenze nazionali, il Montefalco Rosso Doc stupisce per sempre maggiore spessore e freschezza. Sotto questa denominazione si mettono in bella vista alcuni dei vini rossi di maggior pregio, ma senza nulla togliere al suo lustro, è spesso nella veste del Montefalco Rosso Riserva DOC che troviamo i picchi più alti. Vini che in annate in commercio vengono presentati dal 2018 al 2022, esattamente come il “fratello maggiore” Sagrantino DOCG, incarnano chiaramente una volontà differente rispetto alle altre due denominazioni citate, ed esprimono longevità, persistenza, ampiezza ed eleganza, rimanendo sempre squisitamente territoriali e tipici. È sempre più evidente come l’Umbria stia complessivamente innalzando la qualità complessiva dei suoi vini partendo dal basso, e questa caratteristica ne fa una delle più affascinanti e dinamiche regioni vitivinicole, alle volte inconsapevolmente e ingiustamente sottovalutate.

Sua Maestà, il Sagrantino di Montefalco DOCG
Siamo abituati oramai da diversi anni a conoscere il Sagrantino come un vino “più pronto” rispetto al passato, grazie ai sempre maggiori studi e all’esperienza acquisita. Non dimentichiamoci tuttavia che si tratta sempre di uno dei rossi più longevi del panorama nazionale, tanto che non è difficile trovare in commercio cantine che propongono annate di 10, 15 o 20 anni fa (restando al di fuori dello stock di riserva delle aziende, dove in questi casi si può andare molto oltre). Anche durante la manifestazione, ai tavoli d’assaggio è stato infatti possibile assaggiare dei Sagrantini di 11 o 10 anni. Del resto, si sa, quando si parla di Sagrantino si parla anche di tannino, un potente polifenolo con azione antiossidante. In questa varietà si raggiungono quote totali da record, ma grazie alla sua specifica matrice si osserva una componente attenuante sulla percezione di astringenza rispetto al numero totale effettivamente presente nel vino (studio del 2008 dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige). Grande freschezza del sorso è ciò che abbiamo trovato anche in queste edizioni proposte, l’annata di riferimento è stata sicuramente ottima, e i produttori hanno potuto seguire un iter maturativo più lineare. Corredo polifenolico, quindi, sempre di alto livello, ma gestito in modo più consapevole (benché molto presente). Vini molto intensi, ma non eccessivi, ben leggibili e molto godibili per molti anni a venire. Il Sagrantino di Montefalco DOCG è sempre più attraente, e le sue tipiche note di prugna, rosa, visciola, anice stellato e timo sono sempre più accattivanti. Non c’è nulla da dire… Amontefalco c’è più di un cuore di qualità.

