Augusta Bargilli, come il ritorno alla vigna diventa il perno di un film e di una nuova vita da produttrice
La Toscana e il Friuli, le vigne vecchie e la rinascita personale non senza dolore. Questi gli elementi che si intrecciano nella vita di Augusta Bargilli a cui si ispira liberamente il film di Paolo Virzì “Cinque Secondi”.
“Per capire il vino devi conoscere il produttore, perché questo deve assomigliargli”. Così Augusta Bargilli racconta del vino che sa intrecciarsi con la sua vita. Un legame a doppio filo che fa male, ma fa anche rinascere, ora parte anche di un film diretto da Paolo Virzì, Cinque Secondi.

Chi è Augusta Bargilli
Tutto è iniziato nelle campagne toscane a Collemezzano, dove Augusta viveva con la sua famiglia. “Mio padre proveniva da un nobile casato in cui il vino c’è sempre stato. Il nonno era un produttore, avevamo anche olivi e animali. Mio papà purtroppo, ha manifestato problemi legati alla depressione e all’alcolismo, con conseguenti violenze domestiche a cui abbiamo dovuto assistere. Ha venduto tutto e siamo finiti in rovina come famiglia, le nostre cose sono finite all’asta. Mia mamma ci ha dato tutto quello di cui abbiamo avuto bisogno, abbiamo vissuto grazie alla sua forza di volontà, ma comunque sempre a contatto con la terra e il vicino bosco”.
Sulle ceneri di una famiglia Augusta sceglie di prendere una direzione diversa rispetto alla campagna, ma solo apparentemente. Va via poiché non c’è nulla che sembra appartenere al suo essere, quindi, inizia la sua carriera dopo un buon posizionamento al concorso di Miss Italia, studia cinema, teatro, lavora come testimonial per diversi brand. È in un’altra fase in cui il passato sembrava essere soffocato dal caos quotidiano. “Il richiamo al vino c’era sempre, seppur lento. Volevo recuperare la storia di famiglia e non raccontare il vino come mezzo dionisiaco, bensì come un legame con la terra. Ed è così che inizia una sorta di recupero di ciò che avevamo avuto. Abbiamo riacquisito la cantina di famiglia grazie alla vincita di un’asta. È stato un punto di inizio”.

A 25 anni Augusta aspetta un bambino. È sola e, come afferma il suo alter ego Matilde in Cinque Secondi, “i padri non servono”. Così porta avanti la gravidanza da sola e nasce Aloisa. Ancora una volta il vino la salva. “Sono tornata in Toscana, nella zona dove siamo nate. Ho iniziato a fare vino per un’altra famiglia nobile della zona con lo spirito imprenditoriale che mi caratterizza, ma senza formazione enologica a 360 gradi, bensì con nozioni basiche. Ho abbandonato cinema e teatro per dedicarmi a mia figlia e poi a mia madre che si è ammalata. La carriera non l’ho abbandonata, l’ho trasformata grazie al vino”.

Da qui Virzì decide di mettere a fuoco una storia di rivincita. Il regista – amico di Augusta e con una storia familiare che si intreccia con la depressione – narra l’anatomia di una caduta che si compie proprio in cinque secondi. Nel film si racconta il recupero di vigne abbandonate e del riappropriarsi di una dimora storica. “Nella realtà una vigna a fine carriera è difficilmente recuperabile, sarebbe un miracolo. La finzione scenica però, tutto può. Paolo ha raccontato del ritorno della protagonista in vigna, di Matilde, ma anche della depressione di Adriano. I due protagonisti rinascono grazie alla terra, partendo dal dolore e trasformandolo in vita, dimostrando che tutto è un ciclo e la speranza di far meglio redime dalla colpa”. Cinque Secondi è tutto questo per Augusta, ma anche per Aloisa che interpreta una degli operai in vigna. “Ha dato più verità alle scene perché quei gesti li conosce davvero. È stata una soddisfazione trasmetterle sapienza. Lei ha guidato il set durante le riprese, ha mostrato come fare la diraspatura a mano. Tutti gesti che lei conosce davvero e che compie con me”.

Come Augusta diventa produttrice
Il suo modo di intendere il vino è romantico. È innamorata di tutto ciò che può rinascere e così eccoci in Friuli, dove le vigne vecchie autoctone hanno affascinato la produttrice to be. “Nella vite vecchia c’è la possibilità di vedere il tempo che passa e che ritorna. Il mio vino si ispira ai gesti dei nonni. Alla vinificazione senza artifizi, con tinozze grandi e follature a mano, utilizzando barrique e anfore per l’affinamento a seconda della varietà”. Augusta vinifica schioppettino, refosco dal peduncolo rosso, il classico friulano, il picolit. Non mancano poi gli internazionali che sulla ponca friulana sanno resistere e far bene. “Produco anche chardonnay, sauvignon, merlot, sempre da vigne vecchie, dimostrando che non lavoro queste varietà perché sono più facili, ma perché sono qui da sempre ed è un po’ come se fossero degli autoctoni”.
Ciò che Augusta ha apprezzato in Friuli è la dimensione umana e contadina, la sapienza nel far vino e una forte memoria storica complice la terra di confine. Ma come ci è finita a Prepotto Augusta? Semplice, per amore. Era il 2019 e l’incontro con l’enologo Pierpaolo Sirch ha creato prima un sodalizio professionale, poi personale. Infatti, è il suo compagno di vita.
Solo 3 ettari, l’essenziale per chi lavora in maniera artigianale. “Le vigne producono poco e non mi piace lavorare per sovraprodurre, rispetto i tempi della terra”. Tutta questa gentilezza per la terra Augusta vuole che si rifletta nel vino. “Per me bere un calice deve suscitare ricordi, un tuffo nel passato anche per chi non è friulano. M’importa rievocare sensazioni di una famiglia persa, di un passato che non può tornare e di un abbraccio caloroso mai dimenticato. Se ho suscitato anche solo una di queste emozioni, ho vinto. Per me la bellezza è un’ossessione”.
Augusta oggi si sente in pace grazie alla sua nuova vita. “Il vino, le vigne, sono come figli per me. Se mi allontano, voglio subito ritornare da loro. È un legame viscerale che mi fa stare bene. L’odore della cantina, la vigna, tutto riporta alle mie radici. Perdersi e ritrovarsi prendendosi cura degli altri mi dà pace. L’ho fatto con mia figlia, mia madre, ora con i vigneti, poi in cantina e col vino. Tutto è materia viva, quindi richiede amore”.

Produrre vino guardando oltre
Per Augusta avere delle soddisfazioni con i vini è la priorità. “È il mio mezzo di espressione, voglio entrare in contatto con altre anime. Chi beve il mio vino beve me, ritrova un pezzo della mia storia ma anche della propria. Apprezzandone le qualità si entra in connessione con il territorio, con le vigne vecchie, con la ponca, con l’orizzonte friulano”. Se per capire il vino bisogna conoscere il produttore, per Augusta è la regola “perché i prodotti somigliano a chi li produce”. Ed è così che lei intende presentarsi sul mercato del vino puntando al successo.