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Territori del Vino
22/10/2026
Di Lorenza Cerbini

Dal birdwatching all’orgoglio femminile: Montalcino celebra Col d’Orcia e Casato prime donne

C’è un luogo in Val d’Orcia dove si può praticare birdwatching e avvistare (se si è fortunati) nove varietà di uccelli di interesse conservativo: Allodola, Averla capirossa, Falco di palude, Passera d’Italia, Tortora selvatica, Tottavilla, Verdone, Nibbio reale e Occhione. Il punto di osservazione si trova sulla sommità della collina di Fontillatro all’interno dell’azienda Col d’Orcia. Una casetta in legno è stata creata ad hoc per accogliere fotografi e curiosi. Da lì, la vista si apre a 360 gradi sulla valle; a sud verso il mare Tirreno, poco più in là svetta il monte Amiata. Giusto un anno fa, l’azienda ha ricevuto da Wine Enthusiast il riconoscimento di “Enviromental Advocate of the Year”, per l’impegno nella tutela della biodiversità. Guidata dalla famiglia Marone Cinzano e dal conte Francesco, Col d’Orcia è una sorta di oasi rifugio: 520 ettari tra bosco, vigneti (142 ettari) e seminativo in cui l’alternarsi delle stagioni avviene in regime di agricoltura biologica. Aperta alla sperimentazione, la famiglia Marone Cinzano collabora con l’Università di Pisa e Firenze e tra i tanti progetti in corso, uno riguarda la rigenerazione del suolo attraverso la zeolite, e un altro ancora sul germoplasma del Sangiovese, il vitigno che dà origine all’oro della Val d’Orcia, il famoso Brunello. Simbolo di Montalcino, questo uvaggio sta facendo i conti con i cambiamenti climatici e le relative conseguenze. “Non abbiamo mai vissuto un’estate come questa. Alle ondate di calore persistenti per tanti giorni, seguono notti tropicali in cui il termometro non scende mai sotto i venti gradi”, dice Marone Cinzano, osservando i grappoli già in stato avanzato di maturazione (anche se è solo l’inizio di agosto). Per il Conte, il futuro della viticoltura passa da due assiomi indiscutibili: la conservazione del paesaggio rurale e la tutela della biodiversità. Nel primo caso è necessario che “nei casolari ci siano meno turisti e più contadini, tornati al loro originario ruolo di custodi della terra”. Nel secondo che “la fertilità del terreno sia il frutto di concimazioni naturali, di sfalci, della presenza di tanti insetti e degli uccelli diurni e notturni che di loro si nutrono, fertilizzando le zolle in modo naturale”. Per farla in breve, il futuro della viticoltura dipende dalla biodiversità stessa.

Nove specie da proteggere, 67 uccelli nidificanti

Un falchetto caccia tra i filari, mentre la mietitrebbia svolge il suo lavoro. “Oggi si raccolgono i ceci”, dice Marone Cinzano, poi guarda verso il cielo e alza il dito indice come volesse disegnare delle rotte celesti. Per saperne di più sulla biodiversità a Col d’Orcia, nel 2025, la famiglia ha dato il via al progetto Avifauna (della durata decennale) scoprendo che in azienda nidificano 67 specie di uccelli, tra cui un’ampia varietà di pipistrelli. L’opera di censimento è stata condotta dal dottore forestale Luca Mamprin e da due collaboratori, gli inanellatori/birdwatcher Giancarlo Battaglia e Filippo Bonucci. “L’indagine ha avuto come obiettivo principale la valutazione delle comunità di uccelli nidificanti e di chirotteri presenti in azienda”, dice Mamprin. I rilievi sono stati eseguiti durante la stagione riproduttiva 2025 attraverso sei uscite di campo, da marzo ad agosto, “l’indagine sui pipistrelli è stata condotta di notte attraverso registrazioni bioacustiche con bat detector”. Tra tutte le specie osservate “nove risultano di qualche interesse conservazionistico. Due in particolare, il nibbio reale e il verdone Carduelis Chloris, un passeriforme dal piumaggio giallo verdognolo, sono classificati come vulnerabili e in Italia non sono cacciabili”. Allodole, falchi di palude, passeri, tortore selvatiche, occhione e pipistrelli trovano rifugio tra i boschi e i casolari dell’azienda, mentre il torrente Orcia funge da corridoio ecologico, favorendo gli spostamenti e la permanenza di molte specie. L’“azienda svolge un ruolo di oasi ecologica promuovendo la diffusione della fauna negli ambiti circostanti”, dice Mamprin. “Il bosco di lecci, querce e corbezzoli, i vigneti, l’oliveta e le piante da frutto formano il ricco mosaico di Col d’Orcia e anche gli insetti impollinatori sono aiutati nel loro fondamentale lavoro. Alle api, infatti, sono dedicate apposite colture e sovesci”.

Casette nido e bat box: la ricerca continua

Il progetto Avifauna è solo all’inizio. “Stiamo continuando la nostra ricerca concentrati sul monitoraggio degli strigiformi: gufi, civette, allocchi, assioli, barbagianni e il succiacapre, un uccello predatore notturno che si nutre di falene – dice Mamprin – Al momento manca un conteggio quantitativo, ma durante il periodo di nidificazione tutte le specie potenziali sono risultate presenti. Significa che l’ambiente è ospitale. L’azienda gode di una grande capacità portante, in pratica gli habitat presenti sostengono le popolazioni di cui si nutrono i predatori”. Intanto, sta arrivando la stagione fredda. “Da novembre 2027 fino a febbraio 2028 attueremo il censimento degli uccelli svernanti provenienti dal Nord Europa o dalle quote più alte delle nostre colline, come il pettirosso”. Quali i progetti da mettere in pratica per rendere ancora più complessa la biodiversità aziendale? “Vogliamo creare delle strutture che possano funzionare da luoghi di colonizzazione. Pensiamo a delle casette nido per favorire la nidificazione della cinciarella e della cinciallegra, mentre dei tronchetti di legno sono ideali per attrarre il torcicollo, un uccello migratore che si ciba di formiche. Inoltre, abbiamo creato un corridoio di 800 metri tra alberi e cespugli adatti ad attirare l’averla capirossa, i fringuelli e le capinere – dice Mamprin – Qui a Col d’Orcia anche i vecchi alberi sono una risorsa, habitat ricettivi per picchi e mammiferi che trovano rifugio su soggetti con cavità in quota. Installeremo anche delle bat box e faremo una ricognizione delle cavità ipogee, le grotte sono infatti luoghi essenziali per la presenza dei nostri amici pipistrelli”.

Montalcino, dove la cultura incontra il talento

Montalcino può dunque stupire. Ci si arriva per scelta, distante com’è dalle grandi città toscane: due ore da Firenze, qualcosa di più da Pisa e Livorno, un’ora da Siena. La fortezza cittadina domina sulla sommità della collina, a quasi 600 metri di quota e in estate si anima tra Film Festival e concerti jazz. La vita culturale cittadina gode anche di una bomboniera, il Teatro degli Astrusi, dove a metà settembre è stato assegnato il Premio Casato Prime Donne, voluto da Donatella Cinelli Colombini e giunto alla 25esima edizione. A riceverlo, la ricercatrice Sandra Misale, nata in Calabria e oggi a capo di un laboratorio col suo nome alla Johns Hopkins University di Baltimora dove studia come inibire alcune tra le forme di cancro più letali. Abito bianco, elegantissima, Misale si presenta con quel velo di timidezza che accompagna chi non è abituato a parlare davanti ad una platea sconosciuta. “Il sogno e/è la realtà” è il tema del Premio 2026, in origine nato con l’obiettivo di incoraggiare le donne e le giovani generazioni a perseguire i propri obiettivi. “Non abbiate paura di essere ambiziose, di scegliere strade difficili e di coltivare le vostre passioni con determinazione”, dice Misale rivolta alle/ai tredici “teen” vincitori della sezione “incubatore di talenti” nei campi dell’arte, dell’oreficeria, della musica e della pasticceria. Spiega Misale: “Per ottenere successo non esistono scorciatoie: servono lavoro quotidiano, pazienza e la capacità di ricominciare dopo ogni difficoltà”. Quindi, il monito: “Continuate a cercare, a imparare, e a lottare per ciò che accende la vostra curiosità”.

Il sogno come motore del futuro

Il premio prende il nome dal podere che Cinelli Colombini ha trasformato in una sorta di museo di arte contemporanea tra i vigneti, land art se vogliamo. Il desiderio di conoscere come scintilla, motivazione, energia e futuro, antidoto contro ansia e paura. A Casato Prime Donne ogni oggetto travalica il suo significato originario: le carrette accolgono i volti di donne entrate nella storia, portali e cornici inquadrano i vigneti e i viali di cipressi, le fotografie sui muri della cantina dove pisola il Brunello raccontano storie al femminile. L’ultima opera dell’inconsueta collezione è firmata da Taisiia Makohon, venti anni, ucraina, studentessa al Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena. La sua giovane dai capelli biondi al vento fugge dalla guerra, dalla perdita della casa, dal distacco degli affetti. Un’opera ispirata alla “Libertà che guida il popolo” di Eugène Delacroix, ma nel dipinto del maestro francese l’eroina ha il seno scoperto, regge in mano il tricolore francese, spinge il popolo ad alzare barricate e a ribellarsi contro l’autorità regia. Per Makohon la fuga è la presa di coscienza della realtà e l’arte lo strumento con cui combattere ansia e paura. “La 25ª edizione del Premio Casato Prime Donne è un traguardo importante. Mostra la continuità del nostro impegno su grandi temi quali la crescita del ruolo femminile, il sostegno al territorio e alle generazioni che crescono – dice Cinelli Colombini – Un impegno, e dimostra come una piccola azienda del vino come il Casato Prime Donne possa incidere in modo significativo persino su tematiche di enorme dimensione, creando un effetto di trascinamento. E di questo sono orgogliosa”.  

Donatella Cinelli Colombini consegna il Premio Casato Prime Donne a Sandra Misale Prima Donna 2026
Lorenza Cerbini
Lorenza Cerbini

Giornalista e sommelier, sono nata e vivo in Toscana, cresciuta tra i filari della vigna di famiglia tra grappoli di sangiovese e colorino. Ho trascorso parte della vita adulta a New York. Scrivo per il Corriere della Sera. @bacco_eretico

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