Dove finisce il Piemonte e inizia il mare, un viaggio nelle terre di mezzo del Gavi
Il richiamo agli scritti di J. R. R. Tolkien è doveroso in questo contesto. Le terre del Gavi, a confine tra Piemonte e Liguria, sono il compromesso perfetto tra due culture apparentemente così lontane. Più aperti da un lato, più schivi dall’altro, ma qui uniti nel nome di una cultura comune. Non è raro trovare esempi di questa commistione regionale nel territorio del basso Piemonte. Novi, Albera, Cabella e Parodi sono solo alcuni dei toponimi a cui segue l’appellativo Ligure, pur trovandosi sulle cartine piemontesi. Gavi, pur non avendo un nome a rimarcare la duplice appartenenza territoriale, conserva in molti aspetti entrambe le influenze. Un territorio rinomato per la sua vocazione vinicola, ma che offre ai suoi visitatori molteplici esperienze da vivere per esplorarlo nella sua completezza.

La valorizzazione storica passa da Libarna
Divisa da un’autostrada si trova un’area archeologica di grande pregio a livello nazionale. Ed è proprio grazie alla costruzione una strada, la Regia Torino- Genova, che nel 1820 è stata scoperta Libarna. Fondata dai Liguri e diventata colonia romana, è stata uno dei principali punti di snodo della Via Postumia, tracciato che collegava Genova alla Pianura Padana. Questa sua posizione strategica ne ha favorito uno sviluppo che ancora oggi si può intuire leggendo in quel reticolo urbano costituito da domus, insulae, decumano, anfiteatro e teatro. Sfogliando metaforicamente queste testimonianze è possibile anche comprendere quale fosse, già allora, una delle principali attività territoriali. Il mosaico dedicato al mito di Ambrosia e Licurgo è un chiaro richiamo al vino e al suo ruolo all’interno della società. È anche grazie al progetto ArcheoSapori che Libarna è rinata. Una collaborazione tra l’associazione culturale Libarna Arteventi e i produttori locali per dar vita a quelle ricette tipiche del periodo romano nel loro contesto d’origine. Il Paniere di Libarna conta oggi biscotti, formaggi, lievitati, sciroppi e vini un tempo appartenuti alla quotidianità del posto, ed è grazie al lavoro di queste realtà territoriali se oggi è possibile assaporarne nuovamente il gusto.

Dalla storia alla natura nel Parco delle Capanne di Marcarolo
Il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo conferma l’ambivalenza a livello regionale del territorio. A cavallo tra Piemonte e Liguria, questa zona istituita nel 1979 è oggi un territorio di frontiera dove la flora mediterranea coesiste con quella alpina in simbiosi. Qui si viene per percorrere i sentieri del parco che possono condurre sulla vetta del Monte Tobbio, o lungo le rive del torrente Gorzente. A lui si deve la formazione di piscine naturali, con tanto di spiagge, dove locali e visitatori trovano refrigerio anche nelle calde giornate estive. Il parco comprende i comuni di Bosio, Lerma, Mornese, Casaleggio, Tagliolo e Voltaggio e si estende su ottomila ettari tra le province di Alessandria e Genova. Oltre al suo valore ambientale il Parco delle Capanne di Marcarolo è legato alla storia della Resistenza. Tra i boschi sorge il Sacrario della Benedicta, luogo simbolo della lotta partigiana piemontese, teatro nel 1944 dell’eccidio di 147 giovani combattenti da parte dei nazisti. Ogni anno si avvicendano eventi commemorativi e culturali, tra cui il Marcarolo Film Festival, il cinema nella natura che unisce tematiche socio-antropologiche al contesto naturalistico e storico di questi luoghi.

L’architettura genovese e il Forte di Gavi
A dominare il borgo capoluogo di queste terre è il Forte di Gavi. Un testimone del confine regionale le cui prime testimonianze scritte risalgono al 973 anche se pare che questa struttura ne inglobasse una già precedentemente edificata. Donato nel XII secolo alla Repubblica di Genova, è stato a lungo conteso tra varie potenze sino a quando gli Olgiati ne presero il comando e lo trasformarono nella struttura a stella esagonale che ancora oggi si può ammirare. Il Forte è oggi una struttura museale e i restauri in corso stanno rendendo fruibili nuove zone. Come ogni castello che si rispetti, anche da qui è passato un personaggio leggendario. Si tratta del maggiore Jack Pringle, ufficiale inglese che nel 1943 riuscì a evadere dal Forte con i suoi undici compagni di cella, dimostrando che non era così inespugnabile come si era sempre narrato. Dal Forte è possibile farsi un’idea anche sull’architettura di Gavi. Scendendo verso il borgo si incontrano il Portino, l’unica porta superstite delle antiche mura, e gli edifici nobiliari risalenti al periodo tra il XII e il XVIII secolo. È qui che si nota l’influenza genovese con decorazioni a trompe-l’œil, l’utilizzo della pietra arenaria e i portali scolpiti, chiaro richiamo ai palazzi dei caruggi liguri. La stessa impostazione urbanistica di Gavi, con i vicoli stretti e ortogonali, la divisione in contrade e la presenza di antichi archi e passaggi coperti, richiama il modello dei borghi liguri medievali.

Una cucina a cavallo tra Piemonte e Liguria
Le terre del Gavi sono un mosaico di sapori di confine. La tradizione piemontese si intreccia con quella ligure dove i tajarin si possono sposare anche con un sugo al “tocco”. Emblema del territorio sono i ravioli di Gavi, protetti e custoditi dall’Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi. Si tratta della pasta ripiena per eccellenza di queste terre a base di carne di maiale, di manzo, salsiccia, borragine e maggiorana. È nel condimento che risiede tutta la loro peculiarità. Sono ammessi quattro tipi di accompagnamento: al tocco, in brodo, con il vino e a “culo nudo” ossia scolati e serviti al tovagliolo solo con una spolverata di parmigiano. Non mancano i salumi come la testa in cassetta e i salamini di Tassarolo, così come fiorente è il settore dolciario. Gli amaretti di Gavi si distinguono da qualsiasi altro omonimo prodotto per la loro morbidezza e, insieme ai canestrelli al vino bianco, non mancano mai nelle pasticcerie locali. Tra le ricette da non perdere durante una visita a questa zona ci sono i colli di gallina ripieni, i fritti dell’ostia e la tartrà, un budino salato con erbe aromatiche.

Il Gavi Docg, un simbolo in tutto il mondo
Purtroppo, il Gavi Docg è più rinomato all’estero che in Italia. Un vino dal grande potenziale riconosciuto a base di uve cortese che nelle terre del Gavi trovano il clima e il terreno ideale per prosperare. Il Consorzio Tutela del Gavi è l’ente che rappresenta, valorizza e protegge il vino Gavi Docg e il suo territorio. Oggi, con i suoi 200 produttori distribuiti in undici comuni della provincia di Alessandria, ha l’obiettivo di promuoverne l’identità anche a livello nazionale. Sono sempre di più i produttori che scelgono di mettere in luce questo aspetto, anche grazie all’aiuto di festival dedicati come Di Gavi in Gavi, evento annuale dove il pubblico può entrare a diretto contatto con le cantine del posto. Una sempre maggiore attenzione alla naturalezza del prodotto sta spingendo le aziende a servirsi di un approccio biologico e biodinamico. Una filosofia che riesce a includere elementi come la ristorazione e l’ospitalità ampliando il concetto di esperienza enologica. Le terre del Gavi stanno scrivendo una nuova pagina del turismo italiano, dove ogni elemento si combina alla perfezione e dove il confine è un valore e non un ostacolo da superare.
