Frantoio Agostini, eccellenza marchigiana nel mondo
Il vincitore del Mastro d’Oro 2026 e della Medaglia d’Oro al Japan Olive Oil Prize racconta la storia e la bellezza del suo territorio dove grandi oli stanno conquistando i palati mondiali.
Una regione italiana, l’unica al plurale: le Marche. Una giovane provincia, Fermo, istituita il 30 giugno 2004, che staccandosi da Ascoli Piceno ha riportato alla luce la Marca fermana.
Un piccolo comune, Petritoli, noto a livello internazionale per essere il “borgo dei matrimoni”, appartenente al prestigioso club de “I Borghi più belli d’Italia”, che con i suoi tre archi trasmette al visitatore la sensazione di entrare in una piccola rocca dove il tempo sembra essersi fermato. Un borgo in cui dominano i colori naturali della campagna marchigiana, ben visibile dagli oltre quaranta metri della torre civica, che porta i nostri occhi a vedere un panorama mozzafiato, dalle cime bianche dei monti Sibillini all’azzurro del mar Adriatico.

Mastro d’Oro e Medaglia d’Oro
Una discesa campagnola dove le colline giocano da protagoniste assolute. Dolci rilievi dai colori verdeoro, in cui vigneti, girasoli, grano e ulivi trovano il loro habitat naturale, grazie al duro lavoro dell’uomo. Un uomo che in questa terra ama ancora farsi chiamare contadino e non agricoltore, che prima di proporre a terzi i suoi prodotti, si assicura di aver fatto un ottimo lavoro, dove la qualità superi la quantità. Questa introduzione, forse un po’ troppo lunga, ma allo stesso indispensabile, ci porta a conoscere un importante famiglia di Petritoli, proprietaria di uno storico frantoio, che si è da poco aggiudicata due importanti premi dal fascino internazionale: Mastro d’Oro 2026, a Montalbano (BR) nel mese di febbraio e pochi giorni fa una Medaglia d’Oro a Tokyo: il frantoio Agostini.

Un piccolo frantoio, gestito dalla terza generazione di questa famiglia fermana, capitanato dal Mastro Oleario Gaetano Agostini, classe 1957, che, insieme ai figli Elia e Marco, ancora oggi svolge con tutta la passione, l’entusiasmo, la curiosità e la volontà di trasmettere conoscenza e competenza, il suo storico mestiere.
Gaetano Agostini non è un imprenditore qualunque: è un uomo che ha saputo passo dopo passo adattarsi a tutti i cambiamenti che sono avvenuti dal 1987 – anno in cui ha preso il titolo di Mastro Oleario – ad oggi, confrontandosi con grandi nomi del mercato oleario italiano, imparando da loro – soprattutto dall’oleicoltura della regione Liguria – delle tecniche di degustazione e di produzione, che hanno portato la sua azienda a vincere diversi primi, soprattutto a partire dagli dieci di questo Duemila.

Un secolo di storia
Una storia che in Italia sembra essere nuova: la regione Marche, infatti, è da pochi decenni che rispetto a una Toscana o una Puglia si sta imponendo come principale polo oleario, ma le origini di questa azienda risalgono al secolo scorso, tra il 1925 e il 1945.
“La nostra storia ha avuto inizio nel 1925, 101 anni fa, con mio nonno, che si chiamava proprio Gaetano. Era un mezzadro di un importante famiglia del territorio. Posso affermare che proprio da lui è partito questo importante legame con la terra – afferma Agostini – ma nel 1934 è venuto a mancare e la famiglia patriarcale, senza la sua figura di riferimento, ma con 24 bambini tra figli e nipoti, tra cui c’era anche mio padre, Alfredo, è dovuta ripatire. Presero in affitto un terreno dal proprietario terriero e avviò nel 1935 l’attività di frantoio. Tutto venne, però, bloccato dalla guerra e mio padre, in pieno conflitto riuscì a fuggire dalla camionetta dei tedeschi dinanzi i tre archi. Nemmeno mia nonna sapeva dove fosse. Quell’atto eroico ci ha permesso nel 1945, in un’Italia da ricostruire, di avviare legalmente la nostra attività. Per questo ci chiamiamo Frantoio Agostini dal 1945”.
Una storia iniziata in un’Italia che stava cercando di rialzarsi, dove gli italiani prendevano esempio dai grandi sportivi dell’epoca come Valentino Mazzola, simbolo del Grande Torino, Gino Bartali e Fausto Coppi, che con le loro imprese eroiche davano ai nostri connazionali la forza di rialzarsi in piedi.
“Nei primi anni di attività ci portavano le olive e noi le trasformavano in olio. Avevamo una clientela locale, che anche se cambiava area geografica voleva comprare l’olio di casa. Mio padre, infatti, andava spesso a Roma, o in Emilia – Romagna a portare il nostro oro.
Un oro, però, che era molto lontano da quello che oggi sta conquistando i mercati, soprattutto quelli esteri. Questo cambiamento lo devo a una trasferta a Imperia, dove ho consolidato la mia formazione nel 1985 e due anni dopo ho conseguito il titolo di Mastro Oleario”.
Nella provincia ligure, infatti, in quegli anni l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio di Oliva, nota come ONAOO, stava avviando i primi corsi di formazione.

La valorizzazione del territorio
“In quei sette giorni liguri ho appreso la tecnica della degustazione e come ho rimesso piede in casa ho detto a mio padre che occorreva cambiare strategia per valorizzare al 100% le eccellenze del nostro territorio. La quantità iniziò a diminuire e investendo direttamente sulla piantagione di ulivi, il costante aggiornamento sulle tecnologie e l’importanza di valorizzare l’autoctonia locale, abbiamo spostato il baricentro dalla quantità alla qualità del nostro prodotto, ad iniziare dalla pulizia delle olive. Qui nelle Marche ne abbiamo 23 diverse tipologie, ma nel mio frantoio puntiamo molto sull’Ascolana, la Raggia e la Carboncella.
Autoctonia, tecnologia, vocazione, territorio. Tutto riassunto in una sola parola: qualità.
Una qualità che nel cuore della Val d’Aso, una striscia di terra stretta tra mare e monti, trova grazie all’incontro dei due venti la sua vittoria. “Grazie a questi fattori, la nostra area, gode di un microclima unico, poco conosciuto, da chi non è del posto, ma sono sicuro che con tutti questi matrimoni, di cui Petritoli oramai è il re dei borghi, e l’avvicinarsi del 2028, anno in cui Ancona sarà capitale italiana della cultura, potremmo organizzare diversi eventi per accogliere turisti”.
Turisti che poco conoscono le Marche, se non per aree industriali come quelle del calzaturiero o a sfondo turistico come il Conero e il lido delle Palme, ma che sicuramente rimarranno sbalorditi dalle eccellenze di quest’area. Un’area unica che dalle cime bianche delle montagne scorge fino all’azzurro del mare, dove si sono verificati grandi cambiamenti avvenuti nel corso della storia, soprattutto nel periodo papalino.
Una vittoria per la provincia di Fermo, che con l’unità d’Italia, avendo resistito fino all’ultimo all’ingresso dei Savoia, dopo la battaglia di Castelfidardo, perse il titolo di città.
Oggi, invece, trionfa grazie all’oliva ascolana, che nonostante le sue origini picene trova a Fermo il massimo della sua eccellenza, grazie all’ Ascolana Tenera, olio extravergine di oliva, 100% italiano.

Ascolana Tenera
Olio vincitore del Mastro d’Oro 2026
Secondo classificato al Japan Olive Oil Prize 2026, second best of delicate intensity.
Alla vista si presenta con un colore giallo dorato intenso, dotato di una buona limpidezza e delicati riflessi verdolini.
All’olfatto si apre con un aroma deciso e avvolgente, ricco di sentori aromatici di erbe officinali come il basilico, re dell’agricoltura mediterranea e la menta.
Al gusto, invece, troviamo una maggiore complessità data da aromi piccanti ben presenti, accompagnati da ricordi fruttati come la mela e la banana, oltre a una nota di pomodoro di media maturità, di cui spicca il sentore della foglia.
Un olio ideale per antipasti, risotti, molluschi, coniglio e pollo al forno.
Adatto anche alla frittura di olive, patate e melanzane e per farcire le bruschette.
Hurticinum
Dal latino “piccolo orto”.
Un olio delicato vincitore di diversi premi internazionali dal 2017 al 2021.
Alla vista si presenta limpido dal colore giallo dorato con riflessi verdolini.
Al naso viene fuori tutta la sua complessità, i cui sentori vegetali di carciofo e cicoria selvatica, affiancati da note aromatiche di menta e rosmarino, trasmettono alla nostra psiche l’immagine del panorama mediterraneo.
Al palato, invece, tutta la sua eleganza abbinata alla complessità porta le papille gustative a perdersi tra il riconoscimento di sentori di pepe nero e mandorla. In chiusura la nota speziata pone in armonia i cinque sensi preparando il degustatore a un secondo assaggio, magari dopo un buon calice di Verdicchio di Matelica DOCG, i cui sentori erbacei vanno a risaltare gli aromi del rosmarino presenti in questo piccolo capolavoro dorato.
Sublimis
Vincitore della medaglia d’oro Japan Olive Oil Prize 2026.
Un nome, una garanzia.
Premiato dal Gambero Rosso con le 3 foglie nel 2023, oltre alle vittorie internazionali in questi anni Venti, soprattutto nel 2022.
Un olio sublime in tutti i campi, ad iniziare dalla vista dove la limpidezza e la doratura trasportano il degustatore curioso tra il giallo dorato e il verde delle colline fermane.
Al naso i sentori balsamici di menta e rosmarino regalano note erbacee e speziate, con quel piccolo contorno di pepe nero, accompagnato da un ricordo di mandorla.
Al palato si completa con note di carciofo che regalano alla lingua una sensazione di tannino da vino rosso.
Ideale per carni rosse e formaggi di media stagionatura.

L’oro giallo della civiltà mediterranea
Questi sono soltanto tre dei sei oli prodotti dal frantoio Agostini e rappresentano un vero e proprio biglietto da visita, per una piccola grande realtà marchigiana capace di aggiudicarsi, dal 2013 ad oggi, numerosi premi in ambito nazionale e internazionale.
Una realtà inserita come una delle migliori 500 produttrici al Mondo dell’oro giallo, che dai tempi dell’antica Grecia rappresenta la civiltà mediterranea. Una realtà dove la qualità, l’ecosostenibilità, il rispetto e l’amore per il territorio, la passione, la voglia di crescere non conosce e non conoscerà mai la parola fine.
Una realtà capace di varcare gli oceani, di vincere trofei e premi in territori dove l’olio è sempre stato il re, soprattutto in Puglia, dove lo scorso il 29 gennaio si è aggiudicata l’ultimo premio. Un premio che nel verde della campagna dove si vedono ancora le galline razzolare, il gregge pascolare lungo le grandi distese collinari, l’ulivo trova la sua collocazione, regalando alle Marche, all’Italia e a tutto il bacino del Mediterraneo un’altra eccellenza, di cui Gaetano Agostini e tutti gli italiani non potranno che andar fieri.
