Il vino del futuro tra intelligenza artificiale e sostenibilità
Forniscono idee, soluzioni e prodotti. Sono le start up che guardano al mondo vitivinicolo e agricolo per garantire un futuro in linea con i cambiamenti climatici, le esigenze industriali e quelle alimentari. Innovazione, adattamento, identità e competitività sono parole oggi usate nel settore alle prese con sfide importanti. In Veneto, quattro aziende hanno fatto sistema per individuare e testare soluzioni adeguate alle loro esigenze. Mack & Schühle Italia, Paladin Giovanni Cantine, Pasqua Vini e VasonGroup hanno preso parte alla Wine Tech Challange promossa dell’acceleratore Foodtech Eatable Adventures come parte delle attività del Verona Agrifood Innovation Hub (VAIH), centro di formazione che mira a migliorare le competenze tecniche e commerciali dei suoi partner. Il risultato? “Hanno risposto alla Challange ottanta start up, ne sono state selezionate otto: sei italiane, una americana e una lussemburghese adesso in contatto con i nostri partner che ne stanno testando i prodotti”, dice Filippo Federico, Ecosystem Manager di VAIH.
Dalle nano membrane all’IA, dall’irrigazione alla compliance doganale, grazie alla scienza le otto start up propongono sistemi che coprono l’intero ciclo produttivo del vino, dal lavoro in vigna fino alla vendita della bottiglia sugli scaffali della GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Come?
L’americana Weed Laser Cleaner punta sulla precisione della tecnologia laser per eliminare le erbe infestanti e risparmiare sul costo dei diserbanti. Meno chimica, insomma, per mantenere la fertilità del suolo con maggiori vantaggi per l’ambiente. I sistemi laser sviluppati sono integrati nei trattori che, solco dopo solco, abbattono le piante indesiderate alla radice.

Il meteo sempre più nemico
Il vino nasce in vigna, ma il meteo può dimostrarsi nemico tra gelate tardive, grandinate e la siccità che oggi si combattere (anche) con l’irrigazione di soccorso attraverso impianti a goccia oppure sotterranei. L’innovazione? La pugliese BeadRoots, con laboratori in Veneto, ha ideato un idrogel naturale ottenuto da microalghe per ottimizzare l’utilizzo dell’acqua nel suolo. Il prodotto si applica durante la semina o il trapianto e assorbe fino a cento volte il proprio peso in acqua, che trattiene e rilascia gradualmente in funzione della necessità delle radici. L’idrogel è biodegradabile al 100% e, terminato l’uso, si trasforma in concime. Un prodotto sotto la lente di ingrandimento della multinazionale VasonGroup, che produce e commercializza biotecnologie e coadiuvanti per l’industria enologica e del beverage, completando l’offerta con servizi di laboratorio e analisi. “Collaboriamo da due anni con il Verona Agrifood Innovation Hub e con Eatable Adventures. Ci interessano le iniziative finalizzate a promuovere l’innovazione nel settore agroalimentare e vitivinicolo”, dice Albano Vason, Managing Director e seconda generazione dell’azienda veneta fondata dal padre nel 1966. “Intendiamo essere protagonisti di un nuovo modo di fare innovazione: un approccio aperto, collaborativo e orientato alla creazione di valore condiviso. In questo momento stiamo collaborando con BeeRoots e Prospecto, fiduciosi che questo percorso rappresenti un’opportunità concreta per contribuire alla crescita di soluzioni capaci di rafforzare la competitività e la sostenibilità del settore agroalimentare”. È agricoltura di precisione, dove scienza e informatica cooperano per monitorare e amministrare le variabili ambientali. “Prospecto progetta e sviluppa dispositivi wearable IoT per il controllo del microclima. Produce sistemi connessi e automatizzati basati su sensori modulari con l’obbiettivo di osservare lo stato di salute delle piante e prevederne l’evoluzione – dice Vason – Un modo innovativo di gestione le risorse ambientali a favore di produttività e ambiente”. Collaborando con realtà giovani come le start up sono emersi limiti? “Può accadere che siano poco ricettive alle richieste immediate dell’industria e, quindi, che i tempi si allunghino”, dice Vason.

Le piante comunicano
Nel 2009, il regista James Cameron stupì il mondo con Avatar, un cartoon in cui le piante comunicano attraverso un network su cui viaggiano le informazioni. Nella realtà sappiamo che reagiscono agli stimoli esterni e rispondono ai trattamenti agronomici. Su basi scientifiche, l’italiana PlantVoice ha creato un sistema di sensori che raccolgono e analizzano i dati fisiologici delle piante, offrendo informazioni dettagliate sul loro stato di salute. A differenza delle tecnologie tradizionali che monitorano l’ambiente circostante (sensori del suolo, immagini satellitari o droni), PlantVoice esegue l’analisi della pianta dall’interno e la diagnosi è precisa e immediata. Una sorta di “elettrocardiogramma” dato da un dispositivo fitocompatibile inserito nel fusto; rileva salinità e flussi linfatici. I dati raccolti vengono trasmessi a un software basato sull’intelligenza artificiale che li elabora nel cloud tramite algoritmi avanzati. Le informazioni ottenute possono essere poi utilizzate in modi diversi.
Dalla pianta al grappolo. Con la vendemmia l’uva arriva in cantina per essere trasformata. E qui entra in gioco Asteasier AlgaVitis, spin-off dell’Università di Verona (laboratorio Sole-Lab). Ricercatore nell’ateneo veneto, il Ceo Federico Perozeni si è concentrato sulla fermentazione del vino, quello stadio in cui i lieviti presenti sulle bucce o aggiunti al mosto trasformano gli zuccheri dell’uva in alcol etilico e anidride carbonica. Una fase con tre sfide ambientali: la CO₂ rilasciata viene liberata nell’aria, la temperatura prodotta è importante come pure lo smaltimento delle acque reflue. Per AlgaVitis diventano fonte di carbonio, di calore e di nutrienti attraverso un sistema basato su fotobioreattori compatti collegati ai fermentatori stessi. Il cuore della tecnologia è un ceppo microalgale (da Chlamydomonas reinhardtii e Nannochloropsis gaditana) progettato per tollerare alte concentrazioni di CO₂ e accumulare principi attivi ad alto valore: astaxantina (potente antiossidante), ficocianina (anti infiammatorio) e tocoferolo (vitamina E).
Tra i nuovi trend legati al settore vinicolo c’è quello della de-alcolizzazione. Una nicchia. Tuttavia, nel 2025, negli Usa, le alternative non-alcoliche sono cresciute del 21,3% con un valore in dollari pari a circa 71 miliardi. Il mercato sta crescendo. Su questa base l’americano Richard Schatzberger, un passato nel settore tecnologico e dell’AI, ha fondato Altr, azienda con base a Phoenix. Collaborando con Materra Cunat Family Vineyards, vignaioli che operano nella Napa Valley, ha creato Velvet Blade, una tecnologia basata su nano-membrane avanzate che rimuove la parte alcolica senza conseguenze (pare) sulla qualità del prodotto e permette di controllare a piacere del produttore il volume alcolico. Al palato dunque, i vini trattati nulla toglierebbero all’esperienza tradizionale, ma presenterebbero percentuali alcoliche moderate in un range dal 10% al 7% o persino molto inferiori.

Il vino sul mercato
Dalla botte alla tavola. Il vino va commercializzato per essere venduto in Italia o all’estero. Direct From Italy è una startup trevigiana che ha sviluppato D2C Customs, una piattaforma SaaS (Software as a Service) per la gestione integrata della compliance doganale. La soluzione consente a cantine, distillerie e birrifici di vendere direttamente ai consumatori privati e ai clienti HoReCa in una cinquantina di Paesi. Calcoli, accise, dazi, IVA estera e documentazione doganale sono automatizzati senza l’intervento di intermediari. Al momento dell’ordine, il sistema calcola in tempo reale tutti gli oneri fiscali e genera la documentazione necessaria per la spedizione legale. Il produttore incassa dal cliente finale mantenendo la proprietà dei dati e della relazione commerciale senza cedere margini a terzi.
Il vino per essere venduto ha bisogno di servizi collaterali. Mercati sempre più competitivi richiedono risposte veloci e margini di errore limitati. Nelle scelte strategiche dell’azienda un imprenditore può anche farsi consigliare dalla business intelligence per anticipare i trend, limitare le scorte di magazzino e ottimizzare i costi.
La piattaforma Prefe Bi monitora oltre otto mila punti vendita tra Italia e Francia e, tra prezzi e promozioni, tiene d’occhio seicentomila referenze tracciate tramite codice EAN. Piattaforme e data-analisi aiutano imbottigliatori e distributori a restringere i tempi di intervento. “Al momento siamo in contatto con Dolia, Direct From Italy, B-Create e Prefe Bi, piattaforme di intermediazione per la miglior integrazione tra domanda e offerta”, dice Francesco Airenti, Direttore Marketing di Mack & Schuhle Italia S.p.A., una potenza da 90milioni di bottiglie annue sugli scaffali vendute tra i 7 e i 15 euro. “Collaboriamo con un network di cantine regionali che producono sulla base delle indicazioni dei nostri enologi”, dice Airenti. Perché partecipare al Verona Agrifood Innovation Hub? “Una questione di cultura prima di tutto – dice il manager –. Si impara a conoscere le innovazioni presenti su tutta la filiera per poi prenderne atto in base al proprio settore di interesse. Il nostro core business verte sulla commercializzazione del prodotto finale e quindi siamo interessati alle piattaforme specifiche di analisi e lettura dei dati e ai più innovativi strumenti amministrativi-contabili”. Quanto tempo è necessario affinché le collaborazioni con le start up si finalizzino? “Dipende dalle customizzazioni necessarie e dalla valutazione dei pro e dei contro da parte dell’azienda”, dice Airenti. Il futuro? “Di fatto, siamo soddisfatti del lavoro svolto da Verona Agrifood Innovation Hub e Eatable Adventures, bravi a selezionare le aziende più innovative e a coprire l’intero settore vitivinicolo, dalla parte agronomica alla digitalizzazione dei cataloghi agli strumenti per migliorare la logistica. È attraverso innovazione e conoscenza che si costruisce un modello industriale capace di dare nuova linfa all’intera filiera italiana del vino”.
