Lo Shiraz lontano dagli stereotipi

Nell’immaginario collettivo, lo Shiraz australiano è spesso sinonimo di vino opulento, quasi stucchevole nella sua intensità fruttata e nell’elevato tenore alcolico. Ma basta grattare la superficie di questa percezione per scoprire un panorama enologico di straordinaria complessità, un caleidoscopio di stili che raramente trova spazio sugli scaffali. Ne parla Caitlin Miller.
L’ombra lunga degli anni Novanta grava ancora sullo Shiraz australiano negli Stati Uniti. Un’epoca in cui i punteggi altisonanti di Robert Parker e il successo commerciale di Yellow Tail consacrarono un’immagine di vini possenti, dalla frutta matura quasi esplosiva e dall’alcolicità importante. Ma questa è solo una tessera di un mosaico ben più vasto.
“L’Australia è culla di Shiraz che esprimono equilibrio, finezza e una sorprendente varietà di caratteri, frutto di decenni di sperimentazione in ogni angolo del paese“, afferma con passione Jane Lopes, co-fondatrice di Legend Imports, specializzata proprio nei tesori enologici australiani.
La vastità del continente australiano, un mosaico di oltre 65 regioni vinicole, si traduce in una ricchezza stilistica che sfida ogni facile categorizzazione. “Trovo riduttivo parlare genericamente di ‘Shiraz australiano’, così come non ci sogneremmo mai di chiedere che sapore abbia un generico ‘Syrah francese“, osserva Aaron Meeker, direttore commerciale di Vine Street Imports. “È tempo di approfondire, di parlare dei vini dei singoli stati, delle singole sottozone, con le loro peculiarità uniche“.
Dall’apice al declino, e la faticosa rinascita
La stella dello Shiraz australiano, così luminoso negli Stati Uniti a cavallo del millennio, subì un brusco offuscamento con la crisi finanziaria del 2008. “Molti importatori che avevano puntato tutto sull’Australia dovettero arrendersi o diversificare drasticamente“, ricorda Meeker. Si creò così un vuoto narrativo, un silenzio che permise ai vecchi cliché di radicarsi ulteriormente.
Ma mentre l’America si distraeva, l’Australia enologica viveva una vera e propria rivoluzione silenziosa. Dalla metà degli anni Duemila, “una schiera di vignaioli ribelli, animati da uno spirito quasi punk, iniziò a rimettere tutto in discussione“, racconta Meeker. Taras Ochota, con i suoi vini di Ochota Barrels – vibranti, audaci, lontanissimi dai canoni dell’epoca – è l’emblema di questa nuova generazione.
Dalla freschezza della Tasmania all’opulenza di Barossa: un arcobaleno di espressioni
Oggi, l’Australia offre una gamma di Shiraz che spazia dal sussurro alla declamazione. “In Tasmania, l’avamposto più fresco dell’enologia australiana, lo Shiraz acquista un profilo speziato, quasi erbaceo, di grande eleganza“, spiega Matt Pooley, portavoce dell’azienda di famiglia Pooley Wines. All’estremo opposto, nella solare Barossa Valley, nascono ancora Shiraz intensi, sontuosi, che “ci rammentano perché questo stile ha conquistato il mondo, e continua ad affascinare“, sottolinea David LeMire, Master of Wine e voce autorevole di Shaw + Smith.
Shiraz o Syrah? Un dilemma che va oltre il nome
La scelta tra le due denominazioni, sulla bottiglia, può essere un primo indizio. Molti produttori che si ispirano allo stile del Rodano optano per il francese “Syrah”, quasi a voler suggerire un’eleganza più sussurrata. Eppure, “le zone grigie non mancano“, ammette LeMire. “Capita che lo Shiraz di un produttore sia più simile al Syrah di un altro”.
Altre volte, la scelta è puramente identitaria. Shaw + Smith, ad esempio, pur producendo uno Shiraz “di medio corpo, fragrante di spezie e vivace freschezza“, non rinuncia al nome “Shiraz”. “È un termine che evoca l’Australia in modo unico, e credo che possa abbracciare una pluralità di stili“, argomenta LeMire.
Le sfide americane: pregiudizi duri a morire e una rappresentanza limitata
Nonostante la ricchezza e la dinamicità del panorama attuale, lo Shiraz australiano fatica a scrollarsi di dosso vecchi preconcetti nel mercato statunitense. “Molti sommelier hanno in mente l’immagine di uno Shiraz onnipresente, da supermercato, a buon mercato e inevitabilmente ‘marmellatoso“, racconta Amy Mundwiler di Maple Hospitality Group.
“Il consumatore medio, purtroppo, spesso associa lo Shiraz a un vino economico e poco raffinato“, aggiunge Mundwiler. “Convincerlo del contrario, fargli scoprire la qualità, è una vera e propria missione, una scommessa“.
Un barlume di speranza per lo Shiraz classico (e non solo)
Eppure, lo Shiraz australiano più tradizionale, quello opulento e generoso, conserva un suo spazio nel cuore degli americani. “I rossi importanti, di corpo, non sono affatto tramontati“, conferma Isabel Kardon, sommelier del ristorante The Modern. “Sta a noi, professionisti del vino, far capire che lo Shiraz australiano, anche a prezzi accessibili, può raggiungere vette qualitative notevoli“.
“Cambiare la percezione dei consumatori è un’impresa ardua“, conclude Lopes. “Ci vorrà tempo prima che la straordinaria varietà degli Shiraz e Syrah australiani diventi patrimonio comune. Ma nel frattempo, i migliori professionisti del vino continueranno a selezionare le etichette più interessanti, a proporle con passione, a fare da ambasciatori di questa nuova Australia enologica“.
In definitiva, lo Shiraz australiano è un continente vinicolo tutto da esplorare, un universo di sfumature e di sorprese. Superare i pregiudizi, aprirsi alla diversità, è il primo passo per un viaggio indimenticabile.