Lucio Pensiero, il nuovo taglio bordolese di Tasca d’Almerita
Mentre la Sicilia del vino riscopre i suoi vitigni autoctoni, la famiglia Tasca d’Almerita va in controtendenza: dalla tenuta Regaleali un raro taglio bordolese in poche bottiglie, per rendere omaggio a Lucio Tasca, l’uomo che negli anni Settanta portò le uve francesi sull’isola
Mentre gran parte dei produttori siciliani punta con convinzione sui vitigni dell’isola, dal nero d’Avola al nerello mascalese, dal lucido al grillo, la famiglia Tasca d’Almerita fa l’esatto contrario. A raccontarlo sono Mike DeSimone e Jeff Jenssen su Robb Report, nella rubrica The Oeno Files: la casa ha scelto di presentare un taglio in stile bordolese in edizione limitatissima, quasi un atto di memoria familiare. Si chiama Lucio Pensiero, “i pensieri di Lucio”, e rende omaggio a Lucio Tasca, l’uomo che alla fine degli anni Settanta portò per primo le varietà francesi in Sicilia. È un assemblaggio di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e merlot, uscito nella sua prima annata, la 2022, in meno di 5.500 bottiglie, di cui appena 300 destinate al mercato americano.
L’esperimento nascosto di Lucio Tasca
Alberto Tasca, ottava generazione della famiglia e proprietario della tenuta Regaleali e di altre quattro tenute siciliane, ricorda che il nonno Giuseppe era legatissimo ai vitigni autoctoni: nel 1959 aveva piantato nero d’Avola e perricone sulla collina di San Lucio, gettando le basi del Rosso del Conte, uno dei grandi rossi di casa. Ma il figlio Lucio era curioso di scoprire cos’altro Regaleali potesse dare. E così, nel 1979, mise a dimora una piccola prova sperimentale, quattro filari ciascuno di cabernet sauvignon, chardonnay, pinot nero e sauvignon blanc, dapprima senza nemmeno dirlo al padre Giuseppe. All’epoca quelle varietà internazionali non erano contemplate dalle norme regionali siciliane, dunque si trattava a tutti gli effetti di un esperimento.
Qui Tasca corregge una leggenda che circola da tempo. Si racconta spesso che le uve francesi fossero state piantate di nascosto, ma il segreto, più che alle autorità del vino, Lucio lo tenne inizialmente con la propria famiglia. Le prime viti, spiega ad Alberto, arrivarono da un vivaio che le cedeva solo a scopo sperimentale; poi la prova si trasformò in qualcosa di più grande. Accortosi di quanto fosse difficile vendere sul mercato globale vini fatti con vitigni sconosciuti e provenienti da una regione ancora senza nome, Lucio intuì che uno dei modi più semplici per dimostrare la qualità della Sicilia era usare varietà note in tutto il mondo, per “mostrare alla gente il potenziale del luogo”. Dopo qualche anno di sperimentazione, i risultati gli diedero ragione.
Regaleali, sei colline e mille microclimi
I tre vitigni di Lucio Pensiero crescono oggi a Regaleali, una tenuta di seicento ettari circa due ore a sudest di Palermo, di proprietà dei Tasca d’Almerita dal 1830, dove accanto alle vigne convivono grano, cereali, ulivi e mandorli. La sua ricchezza, spiega Alessandro, figlio di Alberto e nona generazione della famiglia, sta nella straordinaria varietà di condizioni: la tenuta si distende su sei colline, da circa 450 a 850 metri di altitudine, con suoli, esposizioni e microclimi diversi. Una diversità che dà alla squadra di cantina grande libertà nell’individuare le parcelle più adatte a ogni varietà e, in definitiva, al carattere cercato in ciascuna annata.
Parte del cabernet sauvignon viene ancora dagli impianti originari di Lucio del 1979, cui si sono aggiunte negli anni altre vigne, mentre il cabernet franc è presente qui da circa vent’anni, con una selezione particolare coltivata in uno dei vigneti più alti. Il merlot, incluso in questa prima annata, potrebbe invece non restare per sempre: coltivarlo è diventato più difficile man mano che il clima è cambiato, e Alessandro lascia intendere che l’assemblaggio evolverà di vendemmia in vendemmia. Proprio l’ampiezza di quote, esposizioni e terreni, osserva, consente di adattare l’uso dei vitigni per esprimere al meglio i tratti unici di questo territorio.
L’assaggio: profumi, tannini ed equilibrio
Poiché il vino non è ancora in vendita negli Stati Uniti, gli autori hanno ritagliato un po’ di tempo durante un viaggio in Sicilia per assaggiare il Regaleali 2022 Lucio Pensiero con il direttore di tenuta e sommelier Valerio D’Angelo. Viola intenso nel bicchiere, offre profumi di mora, cassis, cuoio e salvia, con un accenno di violetta; tannini vellutati sostengono sapori succosi di prugna, eucalipto e lavanda, con un tocco terroso e una chiusura di scorza d’arancia. Pur potendo invecchiare a lungo, lo hanno trovato splendidamente equilibrato e già perfetto da bere subito, senza quelle note soverchianti che ci si potrebbe aspettare dopo diciotto mesi in barrique nuove di rovere francese.
Il giudizio dei grandi sommelier
Sul vino si sono espressi alcuni tra i sommelier italiani più autorevoli. Per Marco Reitano, capo sommelier de La Pergola, primo e unico ristorante di Roma a vantare tre stelle Michelin, la struttura e la complessità aromatica “ti trasportano sulla Rive Droite di Bordeaux”, ma l’acidità vibrante e la sapidità minerale ricordano ciò che solo i vigneti d’alta quota di Regaleali possono produrre con tale precisione: un capolavoro che evoca “Il Gattopardo”, il celebre romanzo siciliano diventato nel 2025 una seguitissima miniserie Netflix, un taglio bordolese di statura internazionale eppure profondamente e orgogliosamente siciliano nel cuore. Gli fa eco Maurizio Cerio, sommelier del Don Alfonso 1890 di Sorrento, due stelle Michelin, secondo cui Lucio Tasca “andava sempre oltre”: il vino a lui dedicato è un vino moderno, facile al palato ma persistente, godibile fin da subito e però capace, per chi saprà attendere, di dare molto di più.
Un’idea di tradizione
Resta, in chiusura, la riflessione di Alessandro sul significato della tradizione. Per la nostra famiglia, dice, tradizione non ha mai voluto dire tenere le cose esattamente com’erano, ma capire cosa le generazioni precedenti cercavano di ottenere e trovare il proprio modo di portarne avanti il pensiero. È l’idea stessa di Lucio, che non credeva nelle mode e voleva seguire il proprio palato, il cuore e le proprie convinzioni: se segui qualcosa con il cuore, era solito dire, andrà a finire bene. E anche se lui non è qui a vederlo, concludono gli autori, la sua visione è andata a finire davvero molto bene.