Ricerca, lungimiranza e vini moderni d’ispirazione regionale. Come Librandi rende grande la Calabria
Andare oltre il Cirò in Calabria si può, ma basta non dimenticarlo. Librandi ha dimostrato che la tradizione enologica regionale può essere un trampolino di lancio per nuove sfide al mondo del vino in cerca di prodotti moderni ma con dietro una storia
Erano gli anni Cinquanta quando la famiglia Librandi vide nel Cirò un’opportunità di successo. Il vino calabrese da gaglioppo non ha avuto sempre vita facile, così come la Calabria, ma il tempo delle seconde opportunità è arrivato. “Si può dire che Librandi era già un riferimento per il vino calabrese. Man mano mio nonno ha iniziato a imbottigliare ciò che prima si vendeva esclusivamente sfuso o alle cooperative”. Così Raffaele Librandi racconta l’iperbole che l’azienda ha avuto passando per il vino locale arrivando fino agli internazionali tanto amati negli anni Ottanta. “L’azienda ha incrementato la sua produzione compiacendo i gusti dell’epoca, quindi ecco arrivare lo chardonnay, cabernet sauvignon, l’ideale per far conoscere il brand e una parte di Calabria all’estero. Il motivo è molto semplice: il gaglioppo non è per tutti e lo dimostra la sua ruvidità. Non è immediato, perciò merita di essere accompagnato da varietà facilmente riconoscibili per poi colpire al cuore”.
Il giardino varietale dei Librandi
La famiglia Librandi, prima di essere azienda è famiglia. Infatti, l’impresa audace è cresciuta grazie alla visione di Tonino e Nicodemo Librandi, oggi portata avanti da Raffaele e Paolo, i figli di Nicodemo, e Francesco e Teresa, figli di Tonino. E se in passato l’impegno era solo farsi presente su un mercato più accogliente, ora è necessario essere attivi per far meglio, guardare al futuro senza essere invasivi, intercettando le nuove tendenze del vino sostenibile e attento alla biodiversità. Così l’azienda Librandi ha voluto farsi portavoce di questo bisogno con un ruolo da protagonista nella riscoperta di vitigni autoctoni ormai dimenticati o perduti. “Con il prof. Attilio Scienza, dall’inizio degli anni Duemila, abbiamo cercato di recuperare oltre 200 varietà locali dimenticate o cadute in disuso. Così è stato condotto uno studio ampelografico verificando che 70 di queste varietà erano originali e altre invece, cloni. Da qui è partito lo studio approfondito sul magliocco e mantonico, oggi vitigni più conosciuti, ma che restano ancora di nicchia. In Gazzetta Ufficiale si legge il nome Librandi accanto al gaglioppo, pecorello e magliocco. Contribuire alla riscoperta del clone migliore per la vinificazione è stato per noi un orgoglio. Il Giardino Varietale resta un patrimonio genetico di inestimabile valore al servizio dell’agricoltura regionale e dei suoi viticoltori”.
Tutto ciò ha consegnato alla Calabria del vino una terza via, quella dell’autoctono e del vino ricercato, per pochi, di quelli che si devono assolutamente avere in cantina perché sono sorprendenti. Lo studio continua e si procede anche al recupero dei rossi, di quelli che oggi potrebbero essere definiti contemporanei perché hanno un grado alcolico contenuto, un colore scarico e dei sentori all’olfatto e al gusto di alto profilo. Il progetto di ricerca riguardante i vitigni autoctoni non smetterà di regalare sorprese e magari nuove uscite, parola dei Librandi.

Il miracolo del Cirò
“Il Cirò è stato il trampolino di lancio – continua Raffaele – La mia esperienza a presidente dell’omonimo consorzio ha permesso di tastare con mano come il trend della varietà fosse in crescita e che la richiesta fosse aumentata. La valorizzazione della denominazione negli anni ha fatto bene a tutte le aziende che lo producono, così è cambiata anche la percezione del vino calabrese”. Si sottolinea come le prime aziende pronte a consorziarsi fossero solo le più grandi, circa una decina. Invece ora se ne contano circa 70, anche se di dimensioni molto piccole, cosa comune per la Calabria. “Proprio queste aziende diventano una risorsa perché creano curiosità. Farsi conoscere è possibile, serve tutto, dagli eventi internazionali che approdano finalmente anche in Calabria, fino alle fiere. Sono necessarie anche le voci critiche”. Il punto della Calabria però, sta nelle quantità di vino prodotto, secondo Raffaele. “Si parla ancora di nicchie poiché in regione la produzione non supera 20 milioni di bottiglie e l’autoconsumo regionale è una forte voce in bilancio. Andare fuori, a volte, non è possibile, soprattutto per i più piccoli perché mancano proprio le bottiglie, non la voglia”.

Quanta Calabria si porta dietro Librandi
Cantina Librandi ha superato il traguardo dei 2 milioni e mezzo di bottiglie all’anno, con una capacità di export di circa 50%. La Calabria si apprezza in oltre 40 Paesi, dalla Germania agli Usa, dal Giappone al Regno Unito, passando per l’Australia, il Messico, il Brasile e non solo, con una timida presenza in Cina. “C’è un forte interesse per questa regione perché è poco conosciuta. Inoltre la gastronomia calabrese è importante e riprende il mito italiano, quello che piace all’estero. La Calabria come destinazione turistica è un’ottima vetrina anche per i suoi vini che, ogni anno, vengono assaggiati da molti stranieri balneari che apprezzano e portano a casa”.
Ma può un vino calabrese essere definibile come contemporaneo? Raffaele Librandi risponde di si, tracciandone un identikit. “Partiamo dall’assunto che per vino contemporaneo si intendono bianchi e rosati freschi e bevibili, dai colori chiari e non tannici. Se si vuole parlare di rossi contemporanei poi, dovremmo valutare prodotti di poca struttura da bere giovani, ma comunque eleganti nel complesso. Il nostro stile è sempre stato quello e possiamo dirlo. Il Cirò può essere un vino contemporaneo a tutti gli effetti proprio per le sue caratteristiche di versatilità in chiave rosata o rossa”. In più, come ogni contemporaneo che si rispetti, anche lo storytelling vuole la sua parte. “Le origini greche dell’agricoltura, le bellezze della Calabria, i nostri cibi, una viticoltura di nicchia. Tutti questi elementi rendono il vino incredibilmente affascinante”.

Cosa si aspetta Librandi
Librandi oggi vale 8 milioni di euro in fatturato, ma vale anche impegno sociale certificato. L’azienda non si fermerà nel suo lavoro di recupero di vitigni storici, cercando di dare alla Calabria la ribalta che merita. Inoltre, l’azienda è sinonimo di sostenibilità sociale, oltre che ambientale. Infatti, è attivo da anni un programma che rende i vignaioli edotti su come la viticoltura cambia e quali sono le innovazioni di cui tener conto. Per questo cerchiamo di impegnarci anche nel sociale seguendo un’associazione di circa 70 viticoltori che ci aiutano e da cui compriamo il 30% delle uve che diventano nostri vini. Con loro facciamo viaggi studio, lezioni di innesto e incontrano i nostri agronomi per scoprire come condurre al meglio i lavori in campo. Siamo una regione non fortunata dal punto di vista sociale, ma ci impegniamo al massimo per cambiarne le sorti”. Perché anche il vino può fare molto e non solo dare piacere a tavola.
