Sektmanufaktur Winkler, dall’Alto Adige una storia di famiglia legata a doppio filo dalle bollicine

Terra di confine, terra del silenzio. Questa è Cornaiano, terra di bianchi in cui le montagne fanno da padrone assieme a quei tipici cieli plumbei di fine inverno. Qui non mancano innovatori che, non puntano solo sui vini fermi, ma scelgono vie più difficili, come gli spumanti. È la filosofia di Michael Winkler che ha dato agli spumanti altoatesini una seconda chance. Per la Sektmanufaktur Winkler ci sono solo due etichette oggi, così Michael punta a riportare la testimonianza di papà Helmuth in tutto ciò che fa. Una storia d’amore perfetta per dimostrare quanto crederci in qualcosa porta sempre a dei risultati soddisfacenti.
Da Helmuth a Michael, com’è iniziato tutto
“Erano gli anni Settanta quando mio padre ha scelto di iniziare la sua attività di spumantizzazione in centro a Cornaiano. Voleva puntare solo sul Pinot Bianco, creando uno spumante elegante, in grado di conquistare i palati meno abituati agli spumanti”. Così Michael inizia il racconto della sua azienda. “In Alto Adige non c’è mai stata tanta tradizione in fatto di bollicine, ma le varie prove che ha fatto mio papà hanno dimostrato il contrario. Si, perché raggiungere elevati livelli qualitativi per questa tipologia di vino era possibile. Dalla vendemmia 1971 fino al 2000 ha dato un nuovo corso alla produzione, ma un infarto ha cambiato le sorti dell’azienda Winkler”.

Così Michael ripercorre tutto fino all’anno zero, quello in cui la cantina creata da papà Helmuth ha dovuto fare i conti con gli imprevisti della vita. Una degenza lunga 11 anni che ha messo tutta la famiglia difronte a un dilemma: continuare il sogno delle bollicine o abbandonarlo per altre vie. “A lungo andare, con i miei fratelli, ci siamo resi conto che diventare soci della cantina di Cornaiano sarebbe stata la via più semplice, proprio per non abbandonare i vigneti, ma il mio sogno sarebbe stato riaprire e portare avanti l’azienda”. Il destino ha avuto la meglio e Winkler ha chiuso i battenti.
Nel frattempo, Michael si è formato portando avanti il sogno nel cuore: far fruttare una terra che avrebbe dato al suo vino freschezza e acidità necessaria per un metodo classico insolito per terroir e idea. “Certo, il sogno è lo stesso, ma lo stile sarà sicuramente diverso da quello di mio padre”. Così Michael iniziava a gettare le basi per un corso moderno.

Ricominciare con gli spumanti, ma come e dove?
Questa è la domanda che ha accompagnato Michael negli anni più bui, in cui tracciare una nuova strada è d’obbligo. “La mia formazione era orientata all’universo agrario. Ho frequentato l’istituto agrario a Ora, poi ho approfondito presso l’istituto di San Michele all’Adige. Studiare è stato necessario, ma alla fine devi provare, praticare, quindi trovare lo stile che più ti rappresenta. Non ho voluto mettere sul mercato un prodotto simile ad altri a me vicini, ho voluto un prodotto unico, costruito secondo il mio pensiero, che potesse dare al territorio un’interpretazione diversa da quella che ci si aspetta”. Così Michael si mette al lavoro per trovare la sua formula basata sulle piccole differenze. Tanti i viaggi dove lo spumante è una tradizione, dallo Champagne ai territori tradizionalmente vocati in Italia. Tante le lezioni imparate e da praticare.
“Tra tutti i consigli che ho avuto modo di collezionare, uno ha mosso la vera rivoluzione nell’attività – così Michael racconta il momento della svolta – ero in Champagne e mi è stato detto che tutto parte dal vigneto. Quindi sono tornato a casa e ho rivoluzionato tutto. Via a vigneti di Chardonnay che toccassero minimo i 500 metri di altitudine a salire, in più impianti di Pinot Nero, perfetti per lo spumante. Si tratta di tutto ciò che mancava e che abbiamo considerato un lavoro di ristrutturazione vero e proprio”. I vigneti oggi, sono ubicati dal Brenta in Trentino fino a Cornaiano e dintorni, arrivando a toccare quasi i 1000 metri di altitudine. Una rivoluzione che parte proprio dalla base, dalla vigna che vede l’impiego di sovescio, impianti di leguminose in terreno e rose, tante rose, essenziali per intervenire il meno possibile, o solo il necessario. “Per arrivare a chiudere un lavoro di restaurazione ci ho impiegato 10 anni, ingenti capitali e successive acquisizioni necessarie per dare allo spumante la giusta impronta, l’unica”.

Ed è proprio sulle minuzie si è fatto il nuovo corso dell’azienda Winkler. “Mio papà puntava tutto sul pinot bianco, io meno. Lo vedo tanto come il pinot meunier in Champagne, capace di ingentilire, senza dover per forza predominare. Oggi ne utilizzo il minimo indispensabile, il 10% o massimo 15% per conferire un tocco finale di eleganza necessaria per lo chardonnay”.
A supportare Michael in questa impresa c’è sua moglie Verena “la donna giusta per accompagnare questo lavoro” ci dice. È lei che si occupa di decorare a mano le confezioni pregiate in legno, dare alla cantina e all’accoglienza un tocco unico che esprime tipicità, ma mai irruenza.
Gli spumanti firmati Winkler
Lamm n.12 e Anna-Katharina, non solo due etichette, ma il simbolo del nuovo corso di Winkler. La prima è la storia di un investimento sulla cantina, oggi luogo accogliente in cui assaggiare questi spumanti. “Lamm n. 12 è l’indirizzo della cantina. I locali del Cinquecento sono la testimonianza di un luogo in trasformazione in cui passato e futuro si incrociano e si uniscono sotto il nome della famiglia Winkler – continua Michael – Siamo entrati nel mercato con il Lamm n.12, nel 2021. Erano solo 10.000 bottiglie della vendemmia 2017, ma anno dopo anno abbiamo incrementato con 14.000 bottiglie, poi 18.000 ora 25.000. Per la prossima vendemmia l’obiettivo è commercializzare 30.000 bottiglie”.

Non solo chardonnay e pinot bianco per Winkler, ma anche pinot nero, quello che ha dato vita a un altro progetto, il rosé di cui Michael va fiero e che porta il nome della sua Anna-Katharina. L’Anna-Katharina n.15 è uno spumante di carattere, proprio come sua figlia a cui è dedicata l’etichetta, disponibile solo in formato magnum. Per Michael è l’inizio di un cammino verso la maturità.

Pazienza e determinazione, lo spumante secondo Michael
Fermentazione in botte, remuage manuale e tanta pazienza. Questa è la ricetta che si ripete nella cantina di Michael. Un vero e proprio tempio del relax, anche in questo caso elegante, in cui rifugiarsi. Arredata come un salotto, con un lampadario di altri tempi che illumina la stanza, a fare scena sono le pareti di bottiglie a riposo, pronte per diventare spumante. “Quando ho bisogno di staccare mi rifugio qui – Ci dice mentre mostra la cantina – Il remuage si fa solo ed esclusivamente a mano. Ruotare ogni bottiglia è per me come trasferire energia al vino, è qualcosa di personale. I pupitre di legno sono gli stessi che mio padre aveva acquistato, a cui ne ho aggiunti altri acquistati dallo stesso fornitore. Tutto parla di lui, ma non come ciò che è stato, ma come un gancio per ciò che sarà”. Michael lo afferma ricordando come oggi, i suoi figli e sua moglie, sono parte di questa storia, naturalmente, senza forzature. Il perfetto connubio per continuare a crederci.

In cantina tutto inizia e tutto si compie, dalla fermentazione in botte fino all’etichettatura. “Ho scelto di lavorare con una fermentazione del 50% in barrique di rovere usata. Per me è importante il legno per la prima fermentazione, perché poi si arriva alla malolattica che agisce sul tutto. Arrivati al nostro vino base poi, lavoriamoo con dei batonnage settimanali”. Un lavoro di pazienza quello di Michael che rende lo spumante uno specchio. Preciso e puntuale nel perlage, naturale, con un lavoro enologico non eccessivamente accentuato.

Il futuro di Winkler è nel ricordo consapevole
Le due etichette firmate Winkler non sono destinate a restare cristallizzate nel tempo, infatti Michael sta lavorando sodo per dare ancor più lustro alla sua sektmanufaktur, ma con i tempi lenti di uno spumante. Un lavoro di fino che, metterà insieme, in modo perpetuo, l’opera di papà Helmuth e la sua. Un sigillo eterno tra un pensiero anticonvenzionale e la vita che deve continuare, ma non solo per due.
