Tessiture: dalla vigna al calice
Si legge da più parti che i giovani sono lontani dal vino, si dice anche che i vitivinicoltori sono in crisi perché il vino non si vende, che è meglio espiantare i vigneti e passare ad altre colture.
Eppure, non è sempre così. Esistono giovani produttori emergenti che stanno rivalutando il “nettare degli dei” e con esso ovviamente le vigne che sono il luogo da cui attingere la materia prima.
Sono andata alla ricerca di esempi che testimonino queste realtà nel territorio della Sicilia occidentale e ho deciso di dedicare una rubrica alle nuove cantine e alla generazione dei giovani appassionati che si stanno impegnando per dare enfasi a uno dei prodotti più antichi: il vino.
Ecco una storia.

Il racconto
Loredana, Giuseppe e Manuel tre giovani che si sono conosciuti in una enoteca di Marsala, un paio di anni fa. Loredana e Giuseppe spinti da una forte passione per conoscere e approfondire il mondo del vino e Manuel, di professione enologo, trasferito dalla Germania in Sicilia, regione italiana in cui la vitivinicoltura è molto diffusa.
Tra un calice e l’altro è nata l’dea, poi il progetto che hanno iniziato a portare avanti a piccoli passi. Nel 2025 hanno fondato Tessiture, azienda agricola che vuole essere una sfida verso la qualità dei vini ottenuti da vitigni autoctoni.

Il sito
Hanno scelto di vinificare con le uve del grillo, vitigno a bacca bianca autoctono, considerato il principe della Sicilia occidentale. Le vigne si trovano in una delle zone più vocate per la coltivazione di questa varietà, la fascia costiera a ovest.
I vigneti in contrada Spagnola di Marsala, lungo il litorale che accompagna la Riserva naturale della Laguna dello Stagnone, sono allevati ad alberello e hanno più di ottanta anni.
Altra zona dalla quale attingono le uve di grillo è la contrada San Nicola di Mazara del Vallo da un vigneto dell’età di venticinque anni.
Ma non si sono fermati solo in questo lembo di terra. Dopo avere condotto una ampia ricerca sul nocera, vitigno a bacca nera autoctono del messinese, hanno pensato di dedicarsi alla produzione di un vino rosso da uve nocera del territorio di Milazzo, in provincia di Messina.


La filosofia
Un principio consolidato guida la filosofia dell’azienda: seguire il corso della natura è il loro motto, in virtù del quale utilizzano la metodologia secondo cui coltivare bene in vigna significa lavorare meglio in cantina.
Integrità è la parola chiave: nella vinificazione cercano la massima integrità degli aromi dell’uva, ma anche del palato. Il loro obiettivo è che nel vino la parte olfattiva e quella gustativa siano entrambe riconoscibili, integre e armoniche tra di loro.
Per ottenere ciò hanno messo in atto scelte coerenti in vigna. Le metodologie sono corrette e adatte al vino che desiderano ottenere, e cioè lavorare in modo molto rispettoso la materia prima e lasciare il prodotto integro con la propria bellezza e complessità.
“Tutte le scelte, dalle persone con cui lavoriamo, ai prodotti che facciamo e come li vendiamo seguono questa idea di integrità” così dichiara l’enologo Manuel.


La produzione
Tutti i passaggi vengono effettuati in coerenza al loro credo: seguire la natura per garantire integrità del frutto e produzione di un vino eticamente corretto.
La vendemmia avviene con raccolta a mano in cassette da venti chilogrammi, segue la pressatura soffice a grappolo intero, la decantazione statica fino al raggiungimento dell’adeguata limpidezza, poi la fermentazione.
La produzione di questo primo anno della azienda è costituita da due prodotti.
Il vino Grillo, uve grillo in purezza, matura in botte e lo hanno chiamato “Viti vecchie” perché i grappoli provengono dalla vigna di ottant’anni in Marsala.
Un secondo prodotto è il Bianco, un blend di uve grillo di cui il 60% proveniente da Mazara del Vallo e il 40% da Marsala.


Il progetto continua
La giovanissima azienda è al suo primo anno di produzione con due prodotti, ma la sperimentazione continua a guidare il loro operato rivolto a ottenere vini capaci di esprimere al meglio le caratteristiche dei vitigni di origine e del territorio di provenienza.
Lo sguardo è rivolto anche alla Sicilia nord-orientale della zona di Milazzo, in cui il vino Nocera ottenuto dall’omonimo vitigno a bacca nera è in già botte e sarà pronto entro la prossima stagione.

L’intervista
Ho pensato di porre alcune domande a tutti e tre i giovani della azienda.
Loredana, qual è la storia del nome che avete attribuito alla azienda?
Abbiamo pensato a lungo, desideravamo un nome che avesse un significato particolare. Ci è piaciuta l’idea delle diverse tessiture che può avere un vino e così abbiamo scelto di utilizzare questo termine.
Ho notato che il logo nell’etichetta richiama la Trinacria o Triscele, simbolo ufficiale della Sicilia: una testa femminile con tre gambe piegate e tre spighe di grano, che cosa ha in comune col vino?
Il logo che abbiamo scelto – risponde Manuel a questa domanda – si è ispirato alla vecchia moneta della Sicilia Occidentale, con l’idea di creare il marchio di un artigiano che esprime sia il nostro amore e il legame con il territorio, sia la passione per il mestiere in sé: un prodotto artigianale di qualità.
Può dirmi con una parola la sua visione del vino?
Integrità.
Se fosse un vino quale sarebbe?
Il Grillo vigne vecchie – Giuseppe risponde immediatamente sorridendo.
Loredana cosa desidera che percepisca della sua azienda il consumatore?
Il mio sogno sarebbe che il consumatore riuscisse a percepire già dal calice la coerenza della nostra opera di vinificazione, il vino è fatto in modo semplice e corretto, tradizionale, non è un racconto di parole ma sono fatti, è la realtà del nostro lavoro. Aggiungo che quando abbiamo iniziato non era stato ancora approvato il riconoscimento delle unità geografiche aggiuntive (UGA), che è stato ratificato il 29 aprile 2026 dal dal Consorzio di Tutela del Marsala DOC. Nelle UGA sono compresi quattro areali individuati nelle zone Stagnone, Altopiano dei Bagli, Triglia e San Nicola, in cui la denominazione integra la zonazione di vigneti, dati climatici, pedologici e orografici al sistema territoriale articolato, per cui ogni area contribuisce con caratteristiche specifiche alla costruzione del vino. Oggi noi ci ritroviamo nella nostra azienda ben due zone incluse nell’elenco. Ne siamo felici.
Giuseppe, la sua azienda in tre parole?
Etica, ricerca, trasgressione.

La degustazione
Come sempre le mie interviste si concludono con un brindisi, non posso negare che sia un momento piacevole e anche l’opportunità per arricchire la conoscenza ascoltando la voce del produttore. Prendiamo posto intorno a una botte e alziamo i calici con il Grillo “viti vecchie” vendemmia 2025. Innanzitutto, ci rapisce il colore, un tenue dorato, quello delle uve grillo coltivate lungo la costa della Laguna dello Stagnone di Marsala, e poi dal calice un ventaglio di profumi arriva all’olfatto, fiori di zagara e di rosmarino, note agrumate, sentori vegetali di erbe aromatiche, salvia e origano.
Al primo sorso, per un attimo ci fermiamo, godendo il gusto e il retrogusto.
La nota gustativa senza dubbio conferma l’olfattiva, inoltre ci colpisce piacevolmente la sapidità marina, salmastra e la lunga persistenza.
La spiegazione è semplice: il vitigno grillo allevato nella zona della Riserva delle Saline di Marsala è unico e si distingue. Perché? Ecco la motivazione: le coltivazioni, soprattutto i vigneti ricevono acqua dolce dalle frequenti piogge e acqua salata per le infiltrazioni che per l’effetto osmotico, conferiscono un sapore più dolce ai frutti di quell’area. In più i venti perenni in quel territorio, forniscono il loro contributo trasferendo dal mare ai campi lo iodio in abbondanza.
Questo spiega perché i frutti dei terreni lungo lo Stagnone, in particolare l’uva e i pomodori, i fichi d’India e le arance, influenzati dai tipici fattori ambientali, risentono positivamente in qualità, nelle varie fasi, dalla crescita alla maturazione e nei processi della catena di produzione.
Concludiamo l’incontro augurando ai giovani produttori e alla neo azienda di crescere sempre meglio e regalarci vini che ci stupiscano.
