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Architettura
23/10/2026
Di Alessandra Piubello

Vino e architettura: la bellezza è di casa

Le cantine d’autore sono capolavori di design che interrompono il placido scorrere dei filari per ergersi a fieri templi del vino. Luoghi mistici che s’integrano con il paesaggio quasi fossero suggestive installazioni di land art. L’architettura delle cantine d’autore valorizza il genius loci, integrandosi con il paesaggio circostante che rimane l’assoluto protagonista.
Il dialogo degli ideatori con la natura sottende una scelta etica legata al rispetto per l’ambiente, per l’uomo che ci lavora e per il risultato finale, il vino. Gli architetti mostrano attenzione alla sostenibilità attraverso l’uso di materiali naturali, senza dimenticare l’efficienza e spazi altamente specializzati, creando capolavori che custodiscono la gemma più preziosa, il vino.

Architettura ed enologia: un dialogo tra natura e innovazione

La creatività architettonica, quindi, puntando sulla valorizzazione del contesto circostante, intercetta le esigenze del settore enologico; l’unione dei due mondi dà vita a luoghi di comunione, tra cultura del vino e contemporaneità, creando esperienze multisensoriali. La ricerca scientifica nel campo dell’enologia ha richiesto spazi altamente specializzati e gli architetti hanno risposto con soluzioni all’avanguardia, creando luoghi che invitano a un viaggio sensoriale unico.
Gli edifici sono connessi con i processi di produzione, con ampie zone dedicate all’ospitalità (sala degustazione e wine shop), spesso ipogee per integrarsi con il paesaggio, secondo una visione comune di rispetto per quello che la natura e la morfologia del terreno offrono.
Archistar di fama mondiale sono stati coinvolti nella progettazione di cantine iconiche che diventano punti di riferimento nella geografia vinicola.

Le cattedrali del vino: icone dell’architettura contemporanea

Le chiamano cattedrali del vino, quasi a santificare il Sacro Graal del vino, anche se l’intento è di perpetuare la bellezza ai posteri attraverso opere che sopravvivano nei secoli.
L’Italia è punteggiata di capolavori architettonici che contengono il mondo-vino. Citiamo alcuni esempi. Il Carapace della Tenuta Castelbuono progettato da Arnaldo Pomodoro, a Bevagna, in Umbria, un emisfero ricoperto di rame e inciso da profonde crepe, che ricordano i solchi della terra: la tartaruga sembra emergere dal centro della terra mostrando il suo guscio esterno, progettato secondo gli inconfondibili stilemi del linguaggio espressivo di Arnaldo Pomodoro.

Il Carapace della Tenuta Castelbuono

Petra realizzata da Mario Botta, a Suvereto nella Maremma toscana: il suo futuristico cilindrico semi-interrato tocca i venticinque metri d’altezza, sezionato con un piano inclinato parallelo alla collina, una sorta di anello con un giardino pensile; ai lati due corpi porticati, dai quali entra la luce.

Petra

Antinori nel Chianti Classico di Marco Casamonti, a San Casciano in Val di Pesa, incastonata nella collina chiantigiana del Bargino e con la maestosa scala elicoidale, ormai simbolo della cantina, che collega i tre piani della struttura.

Antinori

Pieropan di Moreno Zurlo a Soave, in Veneto, dove l’idea, dal punto di vista paesaggistico, è stata quella di sollevare un lembo del pendio e “nascondervi” al di sotto la cantina, completamente immersa nella natura, in un ambiente agreste incantevole.

Pieropan

Tramin di Werner Tscholl, a Termeno, in Alto Adige, trae ispirazione dalla forma e dal movimento della vite, che sembra nascere dalla terra e avvolgere la struttura esistente diventandone il rivestimento. Ne risulta una scultura in metallo che propone il disegno stilizzato della vite, nella sua morfologia e funzione sul territorio.

Cantina Tramin

Tenuta Ammiraglia di Piero Sartogo, a Magliano nella Maremma Toscana, richiama con le sue linee moderne la prua di una nave che punta verso il mare di colline, pronta a solcarlo.

Tenuta Ammiraglia

Rocca di Frassinello, opera di Renzo Piano, a Gavorrano, anche qui in Maremma, con la sua bottaia spettacolare, e poi tante altre: Tenuta Campo di Sasso a Bibbona firmata da Gae Aulenti, Tenuta Le Ripalte sull’Isola d’Elba di Tobia Scarpa, Masseto a Castagneto Carducci di Hikaru Mori e Maurizio Zito, e la lista è ancora lunga. Tra le ultime nate citiamo Tenuta Meraviglia che con lo Studio Tori di Firenze ha recuperato una cava abbandonata a Castagneto Carducci, restituendo un legame di bellezza tra uomo e natura.

Le cantine storiche: un patrimonio tra storia e tradizione

Architettura ed enologia sono da sempre intimamente connesse. Basti pensare al borgo etrusco di Pitigliano in Toscana, che annovera nel suo centro storico un ricco labirinto di gallerie in parte ancora utilizzate per la conservazione del vino.
Ecco che, se prima abbiamo citato alcune delle opere moderne più celebri, non possiamo esimerci di testimoniare la superba magnificenza delle cantine risalenti a ben prima del 1900, contaminazione tra storia, architettura ed enologia. Pensiamo all’Abbazia di Novacella, Castello Banfi, Castello di Fonterutoli, Castello di Brolio, Il Borro, Cantine Florio, Badia a Coltibuono, Badia a Passignano, Castello di Montepò, Castello di Spessa, solo per citarne alcune.

Abbazia di Novacella
Castello Banfi
Castello di Brolio

Il paesaggio del vino: bellezza, cultura e identità italiana

Spazi che si ergono come testimonianze dell’intreccio tra amore per il vino e architettura, luoghi che invitano a un viaggio incomparabile tra Bacco e la bellezza di opere architettoniche, capolavori che attraggono visitatori. Il paesaggio del vino diventa un laboratorio di ricerca artistica, dove l’impresa si trasforma in attore culturale e il territorio in luogo di bellezza e innovazione. Il vino italiano, sempre più ambasciatore del territorio e dello stile di vita italiano, gode anche di un paesaggio estetico, dove la bellezza non si imbottiglia solamente, ma la si coltiva. L’Italia ammantata dalle vigne, in cui ogni cantina diventa un microcosmo di relazioni tra persone, paesaggio e cultura.

Alessandra Piubello
Alessandra Piubello

Vino e cibo: la prima università è stata l’infanzia. Mio padre: il vino. Papà era un artigiano di origine contadina, il suo guantificio in Valpolicella era il mio universo: filari di viti per fare il vino per noi e gli amici, il mosto, il vino: odori e sapori che, fin da piccolissima mi hanno stregata. Mia madre: il cibo. In cucina dava il meglio di sé, mentre io mettevo il naso e le mani dappertutto; aiutare significava imparare. Nonno nel suo negozio di alimentari mi ha fatto conoscere i prodotti più tipici e genuini italiani; mio cugino era il più rinomato produttore di prosciutto crudo, un altro cugino conduceva una reputata trattoria sui Colli Berici, uno zio aveva una pizzeria a Malcesine sul Lago di Garda. E io apprendevo da tutti. Poi sono venuti i corsi di formazione, AIS, WSET, Università di Bordeaux. E lo studio della parola, diventando giornalista e scrittrice. Oggi sono curatrice della Guida Oro I Vini di Veronelli, collaboro con le più importanti riviste di settore nazionali e internazionali (Regno Unito, Francia, USA, India, Cina), faccio parte di numerose associazioni di settore e sono presenza costante nei più importanti concorsi enologici del mondo. Il mio futuro sono i giovani.

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